la partnership tra pubblico e privato,
dall’altro le tipologie di aggressori si so-
no moltiplicate; le perdite economiche
sono aumentate di quattro volte, così
come la superficie di attacco in conse-
guenza del crescente processo di digita-
lizzazione e il settore dell’ICT ha subito
dei tagli di budget. “Quando parliamo
di sicurezza non ci si deve dimenticare
che l’attacco può arrivare in modo ge-
neralizzato sia a livello orizzontale, do-
ve si cerca di colpire qualsiasi cosa, sia
mirato per far del male proprio a una
determinata azienda. Le due prospetti-
ve - spiega Faggioli - sono in crescita, gli
attacchi diretti fanno maggiori danni e
quando parliamo di Internet of things
dobbiamo essere ancora più certi sulle
normative di sicurezza, specie se si pen-
sa alla privacy”. Tutto questo, impor-
rebbe quindi di adottare piani strate-
gici a livello nazionale, al contrario, fa
notare il docente, negli ultimi tre anni
il divario tra percezione dei rischi cyber
e realtà, tra gravità di questi rischi ed
efficacia delle contromisure adottate è
aumentato. In definitiva, conclude Fag-
gioli, il tema della cybersecurity non è
ancora gestito in modo efficace. Il po-
tenziale dell’IOT e dei big data nel set-
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ITALIA 4.0
dicembre 2016
tore del manufacturing non può essere
ignorato in quanto sta già contribuen-
do alla trasformazione delle modalità
di gestione e manutenzione delle fab-
briche. Tuttavia, Faggioli affronta il te-
ma degli investimenti in sicurezza e la
maggiore rilevanza data ai problemi di
sicurezza è sicuramente da parte delle
grandi organizzazioni, che sono anche
le più consapevoli sul processo di digi-
talizzazione in corso, ma non sempre le
più immuni agli attacchi, se si analizza
la distribuzione delle vittime per tipo-
logia. Faggioli osserva che tra il 2014 e
il 2015 la maggior parte degli attacchi
gravi sono stati verso le critical infra-
structure (+153,85%); online service e
cloud per un +81,55% e l’automotive
per +66,67%.
Vulnerabilità dei sistemi industriali
Per ridurre il rischio di attacco informa-
tico, i sistemi di controllo industriale
(Industrial Control Systems, ICS) sono
pensati per operare in un ambiente fi-
sicamente isolato. Tuttavia, non è sem-
pre così. Nel report sul panorama delle
minacce per gli ICS, gli esperti di Ka-
spersky Lab hanno svelato l’esistenza di
13.698 sistemi di controllo industriale
connessi a Internet che molto proba-
bilmente appartengono a grandi orga-
nizzazioni. Queste ultime si rifanno ai
settori energia, trasporti, aerospaziale,
oil and gas, chimico, automotive, mani-
fatturiero, alimentare e delle bevande,
governativo, finanziario e istituzioni
sanitarie. Il 91,1% di questi sistemi di
controllo industriale ha vulnerabilità
che possono essere sfruttate da remo-
to. Ma c’è di peggio: il 3,3% degli ICS
situati in queste organizzazioni con-
tiene vulnerabilità critiche eseguibili
da remoto. Esporre i componenti ICS a
Internet offre molte opportunità, ma
anche diverse preoccupazioni di sicurez-
za. Da un lato, i sistemi connessi sono
più flessibili in termini di reazione ra-
pida alle situazioni critiche e di imple-
mentazione degli aggiornamenti. Ma,
dall’altro lato, l’espansione di Internet
offre ai cyber criminali la possibilità di
controllare da remoto i componenti
critici dei sistemi di controllo industria-
le, che possono comportare danni fisici
alle attrezzature, oltre a un potenziale
pericolo per l’intera infrastruttura. Gli
attacchi sofisticati alle infrastrutture
critiche non sono nuovi. Nel 2015, un
gruppo organizzato di hacker chiama-




