Transizione 4.0, dal 2023 diminuisce l’incentivo

Il disegno della legge di Bilancio 2022 riduce l’entità del contributo previsto per investimenti i beni materiali e immateriali 4.0

Pubblicato il 5 novembre 2021

Il disegno di legge Bilancio 2022 approvato giovedì scorso dal Cdm riscrive le regole di una delle agevolazioni che più ha spinto la ripresa industriale e manifatturiera del Paese. Industria 4.0, ridenominato successivamente Transizione 4.0, ovvero il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0, secondo le intenzioni del governo dal 2023 sarà meno generoso.

Il credito d’imposta ottenibile scenderà dal 40% attuale al 20% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro e addirittura al 5% per investimenti fino a 20 milioni di euro. Per investimenti da 2,5 fino a 10 milioni la percentuale scenderà al 10%. Questo quadro di incentivi dovrebbe essere operativo fino al 30 giugno 2026.

Non è l’unica novità. Si potrà ottenere il credito del 40% solo per i beni consegnati entro il 31 dicembre 2022 facendo venir meno quindi la facoltà di pagare un acconto del 20% entro la stessa data e di farsi consegnare i beni 4.0 entro il 30 giugno 2023. Il meccanismo dell’acconto del 20% resterebbe in auge per gli investimenti effettuati nel periodo successivo, ovvero dal 1 gennaio 2023 al 31 dicembre 2025, con consegna entro il 30 giugno 2026.

Cambia anche l’agevolazione per i beni immateriali (per esempio software, soluzioni cloud) sempre in ambito 4.0: contributo del 20% fino al giugno 2024 (con acconto del 20% entro il 31 dicembre 2023) che andrà progressivamente a diminuire negli anni successivi: 15% nel 2024 e 10% nel 2025. In tutti i casi per costi ammissibili fino a 1 milione di euro.

Franco Metta



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