L’Esperanto della casa
Dalla rivista:
Fieldbus & Networks
Chi di noi non ha pensato almeno una volta nella vita a quanto sarebbe bello abitare in una casa che “fa tutto da sè”? La porta di apre al nostro avvicinarci senza bisogno di cercare le chiavi, la caldaia si è già preoccupata di accendersi e riscaldare l’ambiente, il forno ha pensato alla ricetta migliore per la cena in base a quanto il frigorifero gli ha riferito di contenere… Ebbene, nel mondo dell’industria 4.0 e della cittadinanza 2.0, fra soluzioni avveniristiche per la sostenibilità delle smart city, l’Internet delle Cose e la ricerca di sistemi per un efficace risparmio energetico, è ora che anche la casa di evolva!
E c’è qualcuno che a questo progetto “evolutivo” ha pensato davvero e concretamente: sono otto aziende di primo piano del settore del bianco e non solo, quali Ariston Thermo, Gruppo Elica, Indesit Company, Loccioni, MR&D Institute, Spes, Teuco-Guzzini e Università Politecnica delle Marche, che hanno dato vita ormai due anni fa a HomeLab, un consorzio tutto italiano che da allora ha lavorato per creare un linguaggio condiviso e standard per l’automazione domestica.
Come potrà infatti il frigorifero parlare con la caldaia e il forno, comunicando poi via etere con smartphone e tablet dell’utente finale, se non esiste un linguaggio comune, comprensibile a tutti gli apparati? “Si potrebbe pensare a questo linguaggio come a una sorta di “Esperanto” per le utenze domestiche” ha semplificato oggi, in occasione della presentazione ufficiale del protocollo, Andrea Merloni, Presidente di HomeLab. “Esiste dunque da oggi un linguaggio aperto, accessibile a tutti coloro che lo vorranno impiegare, senza costi aggiuntivi, che ogni costruttore può decidere di inserire sui propri prodotti al fine di permettere loro di colloquiare con altre utenze della casa, di altri costruttori, che implementano lo stesso sistema”. Il protocollo è disponibile e sufficientemente robusto e ben strutturato per poter poi accogliere eventuali sviluppi e migliorie proposte da altri. Ognuno potrà sviluppare servizi aggiuntivi, quali delle app. Oltretutto la scelta non deve essere esclusiva, per cui le utenze potranno supportare più linguaggi contemporaneamente.
Così, nell’area dimostrativa di Merloni Progetti a Milano abbiamo potuto vedere come, impostando dalla centralina dati BTicino lo scenario “relax” richiesto, la lavatrice Indesit diminuisse i giri della centrifuga per limitare il rumore di fondo, la vasca Teuco si attivasse, il forno accedesse a Internet per suggerire la ricetta da preparare in base alle informazioni avute dal frigorifero, dove i prodotti inseriti erano stati dotati di opportuni tag ecc. “Un domani tutti gli elettrodomestici in casa verranno semplicemente installati e collegati alla rete – oggi è possibile tramite un decoder – poi riconosceranno automaticamente il sistema e inizieranno a dialogare fra loro, reagendo agli ordini del proprietario di casa, senza bisogno di complesse integrazioni o di programmazione” ha esemplificato Merloni.
“Oggi ci muoviamo in un mondo interconnesso e non è lontano il momento in cui scrivendo un tweet vedremo accendersi una lampada in casa di colore diverso in base al messaggio inviato: se non ci adeguiamo rischiamo che qualcun altro lo faccia prima di noi e allora sì, diventerebbe difficile inseguire l’innovazione. Con questo progetto intendiamo muoverci per primi nel mondo: forse il linguaggio adottato alla fine potrà non essere il nostro, ma il consorzio è aperto a ottimizzazioni e ampliamenti. L’importante è avere aperto una strada e colmato un vuoto tecnologico, dato che finora non esisteva un linguaggio adatto a questo tipo di scambio: trovavamo protocolli chiusi o troppo costosi. Ora il mezzo c’è, si tratta di fare sistema e proseguire con quanti vorranno unirsi a noi perché si possa rinnovare anche lo spazio abitativo in cui viviamo” ha concluso il Presidente.
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