Formazione, AI e automazione: gli asset per una cybersicurezza sostenibile
La cybersicurezza non è più una disciplina per soli specialisti, ma un elemento strutturale del funzionamento aziendale. Oggi ogni impresa può essere un potenziale bersaglio, ed è quindi necessario superare l’approccio emergenziale e costruire un modello resiliente, scalabile e continuo. L’integrazione tra competenze, tecnologie intelligenti e automazione apre la strada a una nuova concezione della sicurezza digitale: accessibile, sostenibile e orientata al futuro.
Ostacoli: la carenza di competenze
Uno degli ostacoli principali alla costruzione di una strategia efficace è rappresentato dalla carenza di competenze. Il divario tra le esigenze di sicurezza e la disponibilità di figure formate è una delle criticità più rilevanti, soprattutto per le piccole e medie imprese. Colmare questo gap richiede un investimento strutturato nella formazione, intesa non come attività occasionale ma come leva strategica.
È su questo principio che si basa il modello operativo di Acronis, che ha istituito una divisione dedicata all’aggiornamento tecnico e commerciale dei partner, in linea con il go-to-market e i rilasci di prodotto. L’obiettivo è quello di trasferire competenze che possano essere subito applicate e che consentano di trasformare le soluzioni tecnologiche in valore concreto per le imprese clienti.
La formazione, però, non può agire in modo isolato.
La velocità con cui si sviluppano nuovi attacchi e la complessità crescente degli ambienti IT impongono tempi di risposta sempre più rapidi. In questo scenario, l’intelligenza artificiale rappresenta un abilitatore decisivo. Integrata nelle soluzioni Acronis, l’AI consente di identificare in modo proattivo le minacce, suggerire percorsi risolutivi e attivare automaticamente le contromisure, riducendo l’intervento umano.
L’adozione di tecnologie basate sull’AI permette anche di democratizzare la cybersecurity, rendendo accessibili funzionalità avanzate anche alle organizzazioni con risorse limitate. Le PMI, tradizionalmente più esposte, possono così disporre di protezioni evolute senza la necessità di figure altamente specializzate in-house. L’obiettivo verso cui si sta orientando il settore è quello di raggiungere un livello di automazione tale da consentire una gestione quasi autonoma degli incidenti, con benefici evidenti in termini di velocità, precisione e ottimizzazione delle risorse.
A questo si aggiunge un’altra leva strategica: la threat intelligence.
Disporre di una visione condivisa e aggiornata delle minacce consente di anticipare le dinamiche di attacco e rafforzare la capacità di difesa dell’intero ecosistema. Non è più sufficiente gestire le informazioni all’interno della singola organizzazione: è necessario contribuire a una conoscenza collettiva che attraversi settori, filiere e confini geografici.
La Direttiva NIS2, in questo senso, rafforza l’importanza della collaborazione. L’obbligo di comunicare gli incidenti informatici a livello europeo punta proprio a costruire una base di intelligence comune, in grado di trasformare ogni attacco rilevato in un’occasione di apprendimento per tutta la comunità. Questo approccio agevola la creazione di un modello di cybersicurezza distribuito e sempre più automatizzato, in cui la condivisione delle informazioni diventa parte integrante della strategia di difesa.
Il ruolo dei partner tecnologici
Operando come “ultimo miglio” verso le imprese, i partner traducono le soluzioni in valore, interpretano i bisogni reali dei clienti e configurano proposte capaci di rispondere a una crescente complessità. Per svolgere questa funzione in modo efficace, devono poter contare su strumenti evoluti, come l’automazione, e su percorsi di crescita professionale strutturati. È anche attraverso di loro che la cultura della resilienza si diffonde e si traduce in pratiche operative concrete.
Il momento è particolarmente favorevole per compiere un salto di qualità. L’attenzione verso la cybersicurezza è aumentata, ma in molte realtà permane incertezza su come affrontare concretamente il cambiamento. È necessario superare la visione tradizionale che considera la sicurezza un costo o un obbligo normativo, e iniziare a interpretarla come una leva per migliorare efficienza, continuità e competitività.
Formazione, intelligenza artificiale e automazione
In questo contesto, la combinazione tra formazione, intelligenza artificiale e automazione si rivela particolarmente efficace per costruire un modello di cybersicurezza sostenibile. Le tecnologie attuali consentono di semplificare la protezione dei sistemi, ridurre la dipendenza da competenze rare e garantire tempi di reazione coerenti con la velocità degli attacchi. Non si tratta di soluzioni riservate a poche grandi realtà: si tratta di strumenti oggi accessibili, scalabili e applicabili anche in organizzazioni di dimensioni contenute.
L’esperienza maturata sul campo conferma che la protezione efficace dei dati e dei sistemi non dipende dalla dimensione aziendale, ma dall’approccio adottato. Le imprese che riusciranno a integrare la sicurezza nei processi, investire nelle competenze e utilizzare tecnologie intelligenti saranno più pronte ad affrontare le sfide future. In un’economia sempre più digitale e interconnessa, la cybersecurity non è più un’opzione: è una condizione abilitante per continuare a operare con continuità e fiducia.
Fonte foto Pixabay_Riki32
Di Denis Cassinerio, Senior director & General manager South Emra di Acronis - www.acronis.com
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