Daresti le chiavi di casa al primo che passa? In rete sì…
...eppure è ciò che facciamo: la sicurezza delle reti è il paradosso dell’IoT
L’Internet of Things (IoT) rappresenta oggi il catalizzatore di molte delle attività sia del mondo B2C che del mondo B2B. Da un lato, il forte potere mediatico, che è intorno a queste tecnologie, dall’altra la vera opportunità di creare nuovi modelli di business, basati sulla connettività e sul valore delle informazioni raccolte, hanno reso queste tecnologie fortemente attrattive in diversi settori. Rimane in molti casi ancora poco chiaro il vero valore che questi dispositivi possano dare agli oggetti, ma è indubbio che hanno cambiato il nostro scenario di riferimento.
Senza ‘oggetti connessi’ le smart city, i veicoli connessi e la ‘Industria 4.0’ non avrebbero modo di esistere e di crescere in modo così sistematico.
Oggi l’attenzione è puntata sempre più sui device e sulle tecnologie abilitanti, puntando in qualche modo il dito sulla capacità degli oggetti di connettersi. Ma questo non è il punto chiave! L’Internet of Things richiede lo sviluppo di Internet, prima che della connettività.
Tra le tante definizioni, quella della Treccani è particolarmente illuminante:
“Internet in informatica, rete di elaboratori a estensione mondiale, mediante la quale le informazioni contenute in ciascun calcolatore possono essere messe a disposizione di altri utenti che possono accedere alla rete in qualsiasi località del mondo”.
In questa definizione la connettività non è neanche citata, anzi è data per scontata, mentre il fuoco è sulle informazioni scambiate e scambiabili. E Internet è il primo vero paradosso dell’IoT. Da un lato, la spinta a condividere le informazioni e fare sì che chiunque possa fruirle per svilupparne nuovi sistemi, e quindi di aprire le reti al mondo esterno, dall’altra la consapevolezza che queste reti sono vulnerabili e pertanto debbano essere il più possibile chiuse e protette.
Aprire e chiudere nello stesso tempo: questa è la vera sfida dell’Internet delle Cose. La sicurezza informatica (o cybersecurity) diventa il punto chiave.
Basti pensare a cosa noi non sappiamo degli attacchi informatici in atto ai nostri calcolatori, che ogni giorno presidiamo, per pensare a cosa può succedere in questi sistemi di oggetti non presidiati da alcun operatore, ma in grado di rispondere in modo autonomo a qualunque richiesta, anche a quelle non ortodosse, di utilizzo.
Ci fidiamo di dispositivi vulnerabili, a volte basati su codice riciclato da altri progetti e forse inventati da qualche ‘maker’ poco attento alla regole di un buon coding, ma nello stesso tempo questa incoscienza è proprio quello che sta rendendo grande l’IoT, perché senza barriere e preclusioni siamo disposti a sperimentare e mettere in rete la nostra casa, la nostra città e la nostra azienda con il mondo intero…
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