Ricerca di Rockwell Automation: i produttori italiani sono sempre più orientati all’esecuzione e alla crescita
Il nuovo report globale mostra come l’Italia stia entrando in una fase più operativa della trasformazione digitale, in cui espansione, preparazione della forza lavoro e cybersecurity diventano fattori determinanti per le performance industriali
Rockwell Automation ha annunciato i risultati relativi all’Italia dell’11ª edizione del suo State of Smart Manufacturing Report. La ricerca evidenzia un cambiamento nell’approccio dei produttori italiani alla trasformazione digitale: oggi, infatti, crescita ed espansione della capacità produttiva si affermano come i principali driver degli investimenti tecnologici, superando le strategie di lungo periodo.
L’espansione o l’aumento della capacità produttiva è indicata dal 68% dei produttori italiani come il principale driver di investimento, a conferma di un orientamento crescente verso tecnologie in grado di generare risultati operativi misurabili. Sebbene l’83% delle organizzazioni riconosca la trasformazione digitale come necessaria, i progressi restano disomogenei, evidenziando una fase di transizione in cui diventano sempre più critiche la capacità di esecuzione e la scalabilità.
Ha dichiarato Luca Galluzzi, country director Italia di Rockwell Automation:
“I produttori italiani stanno progressivamente trasformando l’ambizione digitale in risultati operativi concreti. L’attenzione si concentra sempre più su tecnologie capaci di sostenere la crescita, rafforzare la resilienza e rispondere alle sfide legate alla forza lavoro e alla cybersecurity. Le basi sono ormai consolidate: la priorità è ora l’esecuzione, traducendo le intenzioni in performance affidabili e scalabili a livello di produzione.”
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L’intelligenza artificiale è al centro di questa transizione
In Italia, il 95% dei produttori dichiara di utilizzare o pianificare l’adozione di tecnologie di AI o machine learning, posizionando il Paese sostanzialmente in linea con l’Europa. Tuttavia, solo il 31% ha finora effettuato investimenti in AI e l’adozione operativa resta limitata. Questo evidenzia un divario ancora presente tra intenzioni strategiche ed esecuzione, nonostante il crescente slancio: oltre quattro produttori su dieci prevedono infatti di investire in AI entro il prossimo anno. Laddove l’AI viene applicata, i casi d’uso sono sempre più concreti e orientati alla pratica, con un focus sull’ottimizzazione dei processi e sul controllo qualità.
Con la crescente diffusione delle tecnologie connesse, aumenta anche l’esposizione ai rischi.
Gli investimenti in cybersecurity stanno registrando una forte accelerazione: il 94% dei produttori italiani investe già o prevede di investire in soluzioni per la sicurezza informatica. Nonostante i progressi, i livelli di maturità restano disomogenei. Quasi quattro produttori su dieci dichiarano di aver subito almeno un incidente informatico nell’ultimo anno, mentre la fiducia nelle capacità di prevenzione e contenimento rimane relativamente bassa, a conferma della complessità di proteggere ambienti IT e OT sempre più integrati.
Le dinamiche della forza lavoro stanno emergendo come un fattore determinante per l’evoluzione della trasformazione digitale.
Il change management è indicato dal 47% dei produttori italiani come il principale ostacolo al progresso, il valore più elevato a livello globale. L’aumento dei costi del lavoro e la persistente carenza di competenze stanno esercitando ulteriori pressioni sulle organizzazioni, spingendole a concentrarsi su automazione, cambiamento organizzativo e sviluppo delle competenze. Circa il 38% dei dipendenti è oggi coinvolto in programmi di reskilling pensati per supportare i ruoli digitali emergenti.
Accanto ad AI e cybersecurity, tecnologie come piattaforme cloud, software-as-a-service e robotica sono sempre più prioritarie per la loro capacità di generare un ritorno sull’investimento misurabile. Le piattaforme cloud sono indicate oggi come il principale driver di ROI, con un valore più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Tuttavia, i produttori dichiarano di utilizzare efficacemente solo il 39% dei dati raccolti, evidenziando un divario ancora significativo tra generazione dei dati e capacità di tradurli in decisioni operative.
Nel complesso, i risultati mostrano come il manifatturiero italiano stia progredendo in modo costante verso una maggiore maturità digitale.
Gli investimenti stanno diventando più mirati, l’adozione è sempre più orientata ai risultati di business e le organizzazioni stanno ponendo le basi per operazioni industriali più resilienti e orientate alle performance. La prossima fase sarà definita dalla capacità di esecuzione: trasformare le competenze digitali in risultati scalabili e sostenibili.
Italia in sintesi:
- L’83% ritiene la trasformazione digitale necessaria
- Il 68% indica l’espansione o l’aumento della capacità produttiva come principale driver di investimento
- Il 95% utilizza o prevede di utilizzare tecnologie di AI o machine learning
- Il 31% ha già investito in AI
- Il 94% investe o prevede di investire in cybersecurity
- Il 47% indica il change management come principale sfida della trasformazione
- Il 38% dei dipendenti è coinvolto in programmi di reskilling
- Il 39% dei dati operativi viene utilizzato efficacemente
Metodologia della ricerca
Lo State of Smart Manufacturing Report raccoglie le opinioni di leader del settore manifatturiero in diversi Paesi e comparti, tra cui automotive, life science, beni di largo consumo e manifattura industriale. La ricerca analizza l’adozione di tecnologie avanzate — tra cui intelligenza artificiale, cybersecurity, digital twin e strategie di trasformazione della forza lavoro — offrendo una visione completa dell’evoluzione dei produttori in risposta a una crescente complessità e a una pressione competitiva sempre più intensa.
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