L’industria chimica europea verso la doppia transizione ecologica e digitale

Pubblicato il 20 marzo 2023
Massimo Cupello Castagna CFS Europe chimica

Nel gennaio 2023, la Commissione europea ha pubblicato il Chemical Industry Transition Pathway, una roadmap che identifica le oltre 150 azioni e le condizioni necessarie per realizzare la transizione verde e digitale e migliorare la resilienza del settore, da attuarsi entro il 2050. Il piano è stato condiviso e sviluppato dalla Commissione europea in collaborazione con i Paesi della UE, l’Industria chimica, le ONG e altri soggetti interessati.

La trasformazione che le aziende chimiche dovranno attuare nei prossimi 30 anni è la più grande mai affrontata e imporrà al settore investimenti nell’ordine delle decine di miliardi di euro. L’industria chimica è la quarta in ordine di grandezza all’interno dell’UE e le sostanze da essa prodotte, presenti in circa il 95% dei manufatti, sono alla base delle principali catene del valore in Europa. Per questo motivo, il comparto ha sempre giocato un ruolo di massima importanza all’interno dell’economia europea e rappresenta una delle industrie chiave per attuare concretamente la transizione ecologica.

Nello specifico, per le aziende del settore questo processo di trasformazione implicherà l’attuazione di azioni relative a quattro macroaree così identificate: diventare climaticamente neutrali, raggiungere una produzione circolare, implementare tecnologie digitali e sviluppare prodotti chimici sostenibili.

Massimo Cupello Castagna, AD e Presidente di CFS Europe, commenta: “Il Chemical Industry Transition Pathway della Commissione Europea ha finalmente fatto chiarezza sull’inevitabile trasformazione che il settore deve intraprendere, ponendo linee guida specifiche e dettando tempistiche precise. Le aziende del nostro settore devono iniziare ad agire concretamente, trasformando le intenzioni in pratica, per evitare ripercussioni ambientali ancora più pesanti rispetto a quelle odierne.

Dal 2018, anno del mio ingresso in azienda, ho sempre sostenuto la necessità di un passaggio che traghettasse CFS Europe verso una chimica “buona” e ad oggi possiamo affermare di essere sulla strada giusta e siamo riconosciuti come innovatori in ottica green. Come già ribadito in altre sedi, tecnologia e sostenibilità – alla base del Chemical Industry Transition Pathway – sono i driver del nostro piano di sviluppo e crediamo fortemente che i due ambiti non possano più essere separati, ma debbano procedere su binari paralleli per puntare a un business sempre più efficiente, competitivo e rispettoso per l’ambiente.

Sono anni, infatti, che investiamo senza sosta nel nostro reparto R&D per raggiungere risultati all’avanguardia nel settore. La priorità è riuscire a creare una chimica sempre più sostenibile per raggiungere l’ambizioso obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2025. A questo scopo, da tempo stiamo lavorando allo sviluppo di una soluzione che ci permetta di riutilizzare l’enorme quantità di scarti di produzione – circa 5000 tonnellate annue di peci, – per trasformarle in un’importante fonte energetica. E siamo quasi giunti all’obiettivo. Già dal 2018 abbiamo dato il via alla produzione di antiossidanti naturali, indispensabili per la conservazione degli alimenti (sia umani sia del mondo animale), e renderli così sempre più naturali e sostenibili. E ancora, a livello corporate, siamo riconosciuti in ottica green oriented per le certificazioni ISO 14001 ed Ecovadis oltre che per la registrazione Emas. Dal punto di vista digitale, invece, abbiamo recentemente sviluppato un progetto con la società Kode, che una volta portato a termine ci permetterà di creare una piattaforma di “Real-time process monitoring and alert” grazie alla quale sarà possibile prevedere potenziali guasti e intervenire prima che si verifichino cali prestazionali o aumento di consumi energetici all’interno del nostro impianto. Infine, con il supporto di Prosperah, abbiamo appena terminato il “Purpose Mapping” al fine di stabilire gli obiettivi di sostenibilità e responsabilità sociale sui quali continuare a lavorare per generare valore condiviso per gli stakeholders e per l’azienda stessa, punto di partenza per la redazione del bilancio di sostenibilità. Sono molte le aziende che negli ultimi anni hanno espresso la volontà di essere «leader climatici» ma concretamente non molte hanno avviato attività specifiche. In CFS Europe la transizione è reale e in atto”.



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