ITS Academy, pronto il testo della riforma
Un canale di formazione biennale post diploma, parallelo a quello universitario, che dovrebbe lavorare in sinergia con le imprese. La riforma punta a sostenere transizione tecnologica e digitale, tecnologie per il made in Italy, cura della persona e servizi alle imprese e al no profit
È una riforma, quella degli Istituti tecnici professioniali, fortemente voluta dal mondo imprenditoriale che giorno dopo giorno soffre la mancanza di tecnici specializzati. Il Parlamento ha in programma quindi di rivedere mission e governance degli Istituti e il testo base della proposta di legge è stato già votato in Commissione cultura.
L’idea è quella di costituire un canale di formazione biennale post diploma, parallelo a quello universitario, che dovrebbe lavorare in sinergia con le imprese. La riforma intende ampliare il raggio di azione degli istituti, estendendolo alla formazione e all’aggiornamento in servizio, anche dei docenti di scuola, e alle nuove politiche attive per il lavoro.
Particolare attenzione sarà dedicata, secondo la proposta di riforma, alla transizione tecnologica e digitale, alle nuove tecnologie per il made in Italy e la cura della persona, alla comunicazione e i servizi alle imprese e al no profit. Nei primi cinque anni, quelli del PNRR, priorità agli sviluppi nei settori della sanità, della giustizia e del digitale.
D’altronde il ruolo strategico degli ITS è confermato dagli ultimi dati disponibili: a un anno dal diploma l’80% dei diplomati trova un’occupazione e di questi il 90% in un’area coerente con il proprio percorso di studi. Per queste ragioni il Governo ha destinato nel PNRR agli ITS Academy, così ribattezzati, un miliardo di euro in 5 anni, ad oggi previsti 68 milioni per il 2021 e 48 dal 2022 in poi. I fondi saranno assegnati con criteri meritocratico, sulla base della quota capitaria riferita al numero degli allievi dei corsi che nell’anno precedente hanno conseguito un giudizio positivo da parte del sistema di monitoraggio e valutazione che è curato da Indire.
Da un punto di vista giuridico gli ITS dovrebbero rimanere fondazioni di diritto privato, al cui interno devono essere presenti un istituto superiore, statale o paritario, una struttura formativa regionale, un’impresa del settore produttivo di riferimento, un dipartimento universitario ovvero un centro di ricerca, pubblico o privato, operante nel settore dell’ITS.
Fonte foto: Parlamento Italiano: immagini, foto stock e grafica vettoriale | Shutterstock
Franco Metta
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