Intelligenza Artificiale, le tendenze che si delineano per il 2025
Negli ultimi due anni i decisori aziendali hanno dovuto confrontarsi con l’impatto che l’Intelligenza Artificiale generativa ha avuto sulle loro attività. Abbiamo assistito a una svolta epocale, tuttavia, gli approcci e i ritmi sono stati diversi, a seconda dell’interlocutore, del reparto aziendale, del settore e anche del Paese. Negli ultimi mesi Cathy Mauzaize, President, Europe, Middle East and Africa (EMEA) di ServiceNow ha avuto molte conversazioni con i decisori di Europa, Medio Oriente e Africa e ha avuto l’opportunità di comprendere le tendenze che influenzeranno il 2025 in materia di Intelligenza Artificiale. Se il 2023 è stato l’anno dell’apprendimento e il 2024 della rapida sperimentazione, il 2025 sarà certamente l’anno della realizzazione del valore. Di seguito tre tendenze che influenzeranno il modo in cui le aziende potranno ottenere valore dall’IA generativa.
Mentre un numero sempre maggiore di aziende sperimenta l’Intelligenza Artificiale generativa, molte scoprono che i loro progetti falliscono a causa di dati impuri o imprecisi. Questa è la sfida costante: senza dati di buona qualità, i progetti di IA non possono avere successo. I proof of concept spesso falliscono perché non si basano su dati reali e non si ha il tempo necessario per addestrare adeguatamente l’IA. Le iniziative di Intelligenza Artificiale meglio pianificate stanno passando dalla proof-of-concept alla proof-of-value, concentrandosi sulla soluzione di problemi reali, che nel 2025 diventeranno più che semplici buzzword. Invece di limitarsi a dimostrare la fattibilità, i progetti dovrebbero partire da una sfida concreta e utilizzare dati reali per affrontarla. Un’altra chiave per il successo dell’IA, che vedremo diventare sempre più prevalente, è la trasparenza sull’uso dei dati e sul valore che essi forniscono ai proprietari. Tuttavia, il successo non consiste solo nel disporre di dati, ma di dati puliti e completi, gestiti in modo sicuro e conforme. La tecnologia di ricerca dell’IA può aiutare, integrando senza problemi dati provenienti da varie fonti di dati strutturati e non strutturati, come Workday, Qualtrics o persino Microsoft Excel, e collegandoli rapidamente per ottenere risultati migliori dall’IA. Per trarre un reale valore dall’Intelligenza Artificiale, le organizzazioni devono riunire tre elementi: la disponibilità di dati puliti e completi, la trasparenza sulle modalità di gestione e utilizzo di tali dati e la giusta filosofia per trarre valore dal lavoro.
Durante il fenomeno del BYOD e della rapida trasformazione digitale, i team IT si preoccupavano soprattutto dell’impatto dello “shadow IT”, ovvero della crescita non regolamentata dell’uso di app e dispositivi al di fuori dei tradizionali controlli aziendali. Questo ha portato a sistemi frammentati, rischi di conformità e inefficienze che hanno richiesto grandi investimenti di tempo e risorse per essere risolti. Nel momento in cui l’Intelligenza Artificiale supera la fase di clamore iniziale, le lezioni di quel periodo non così lontano servono da monito.
L’implementazione dell’IA introduce sia rischi operativi sia problemi strategici, di reputazione ed etici. I passi falsi nella governance dell’IA, come i pregiudizi degli algoritmi, l’uso improprio dei dati o la scarsa definizione delle responsabilità, possono portare a sanzioni normative significative e a compromettere la fiducia di clienti, partner e dipendenti. L’esperimento di Amazon che ha utilizzato l’IA nei processi di recruiting, rivelando pregiudizi di genere nello strumento per il processo di selezione, è solo un primo esempio. La complessità e la portata di questi rischi fanno sì che non siano più confinati al dominio del CIO, ma richiedano l’attenzione diretta del CEO e della più ampia C-suite. Questo cambiamento non riguarda solo la gestione dei rischi. L’impegno dei vertici aziendali può garantire che l’IA produca il valore promesso. Una governance efficace può rappresentare un vantaggio competitivo, garantendo un’innovazione responsabile, salvaguardando la reputazione del brand e consentendo la trasparenza. I CEO devono guidare gli sforzi per incorporare l’etica e la governance dell’IA nella cultura della loro organizzazione, stabilendo il concetto di responsabilità e allineando le iniziative e i casi d’uso dell’IA con la più ampia strategia aziendale.
In questa fase di accelerazione dell’adozione dell’IA, il coinvolgimento del CEO nella governance non è facoltativo: è un imperativo aziendale. Le aziende che lo riconoscono non solo mitigheranno i rischi, ma si posizioneranno in modo responsabile per liberare il pieno potenziale dell’IA.
Siamo alla vigilia di un importante cambiamento culturale per quanto riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul nostro modo di lavorare. L’adozione diffusa di questa tecnologia non significa che ogni singolo individuo dovrà codificare o conoscere il linguaggio dell’IA per stare al passo. Al contrario, assisteremo a un cambiamento nello sviluppo di competenze necessarie per poter utilizzare l’Intelligenza Artificiale e per adottarla in modo efficace. Più che sulle competenze tecniche STEM, che pure restano importanti, l’attenzione si concentrerà sulla ricerca del giusto approccio alla collaborazione tra uomo e IA. Garantire un equilibrio tra le due intelligenze per consentire alle persone e alla tecnologia di lavorare in sincronia.
Ciò significa che nei mesi e negli anni a venire la forza lavoro dovrà imparare a lavorare a fianco di una serie di assistenti intelligenti, acquisendo familiarità con l’utilizzo di strumenti come Copilot per migliorare velocità, efficienza e qualità. Anche se non si tratta di un’abilità dell’IA come la conosciamo oggi, l’utilizzo dell’IA per arricchire la vita quotidiana, aggiungendovi le proprie competenze uniche, distinguerà i candidati e i dipendenti dal resto del personale. È in questa direzione che si muove il futuro del lavoro, che inizierà a manifestarsi in modo più generale nel 2025.
Verrà sempre più richiesta una comprensione dell’ottimizzazione dell’intelligenza artificiale, oltre a soft skills essenziali come la leadership, le capacità organizzative e il pensiero creativo. Non si tratta di un settore o di un reparto specifico, ogni ruolo si evolverà secondo questa prospettiva, con l’IA che funge da potente assistente, piuttosto che da concorrente. È giunto il momento di riconoscere questo cambiamento: l’IA è qui per supportare e abilitare i lavoratori, non per minacciare o limitare i loro ruoli. Il pensiero analitico lavorerà di pari passo con l’incremento dell’IA e questa potente combinazione definirà il futuro del lavoro.
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