I passi da seguire per certificare correttamente i prodotti wireless
Tanto quanto le persone anche i dispositivi wireless hanno bisogno di credenziali, come un passaporto o un visto, per attraversare le frontiere. Quando un produttore o un brand vuole esportare i propri prodotti, deve rispettare i requisiti di conformità stabiliti dal Paese in cui vuole commercializzare. In caso contrario, si rischiano sanzioni, multe e ritardi nella distribuzione.
La conformità non è sempre un processo semplice: gli esportatori sono costretti a destreggiarsi tra differenti sfumature normative regionali e nazionali, che sono in continua evoluzione. Solitamente le aziende procedono a ottenere le principali approvazioni, che sono ampiamente accettate, come le certificazioni CE dell’Unione Europea o FCC degli Stati Uniti. Tuttavia, sebbene questi certificati siano accettati in molti Paesi al di fuori degli Stati Uniti e dell’UE, potrebbe essere necessario superare alcuni requisiti specifici del Paese, tra cui quelli relativi ai test dei prodotti, all’etichettatura o all’ispezione delle spedizioni.
Le certificazioni sui prodotti wireless esistono per diversi motivi: per la sicurezza informatica e la protezione dei dati personali e della privacy, per gestire le potenziali interferenze tra i dispositivi e per mantenere l’esposizione umana alle radiofrequenze entro livelli sicuri. La mancata conformità potrebbe comportare il blocco del prodotto alla dogana, essere sequestrato e rispedito al mittente con conseguente necessità di riprogettare il dispositivo. Se, invece, il prodotto fosse già nel Paese, si potrebbe incorrere in accuse civili o penali (comprese multe o addirittura, la carcerazione), pubblicità negativa o ricevere il bando da parte del Paese.
Global Market Access (GMA): i passi da campiere
Il processo di determinazione delle normative applicabili e di gestione della conformità dei prodotti si chiama Global Market Access e comprende test, certificazioni e altre approvazioni applicabili. La richiesta può essere effettuata direttamente da parte del produttore, che è il responsabile della certificazione dei prodotti, che può essere o meno il titolare del marchio, oppure dalla società locale che lo rappresenta, che può essere il titolare del marchio locale, l’importatore o il distributore. È importante sapere che la maggior parte delle certificazioni si rende necessaria al momento dell’importazione, non della vendita.
“Solitamente le aziende che necessitano di certificazione collaborano con società come TÜV SÜD, che sono in grado di facilitare il processo di testing e certificazione GMA”, spiega Cristina Medda, Global Market Access Division di TÜV Italia. ”È possibile anche procedere in autonomia e avere un vantaggio economico, ma questo presenta anche notevoli svantaggi”.
La mancanza di uno qualsiasi dei numerosi requisiti può comportare ritardi se le autorità di regolamentazione dovessero richiedere una
documentazione aggiuntiva di cui non si era a conoscenza; molti enti regolatori hanno anche una scarsa presenza online, il che rende difficile mettersi in contatto con loro, determinare i requisiti e presentare la domanda di certificazione; alcuni Paesi richiedono l’esecuzione di test aggiuntivi in loco, la presenza di una persona locale per presentare la domanda o di un’azienda locale che detenga il certificato per conto del produttore e, infine, in alcuni Paesi si possono incontrare barriere culturali e linguistiche.
Alcuni enti normativi impiegano più tempo a rispondere alle e-mail scritte in inglese, mentre l’utilizzo della lingua locale rende la corrispondenza più efficiente.
Rendere la certificazione efficiente ed economica: cosa fare?
- Essere sempre consapevoli dei requisiti di conformità dei Paesi di destinazione sin dalla fase di sviluppo del prodotto;
- Possedere una documentazione chiara e completa;
- Prestare attenzione alle approvazioni modulari;
- Ricontrollare sempre i requisiti specifici del Paese di esportazione.
“L’errore più grande che possono commettere i produttori è quello di eseguire tutti i test prima di decidere dove vendere, per poi scoprire che i mercati di destinazione richiedono una serie di test differenti”, aggiunge Medda. “È buona prassi assicurarsi che tutti i documenti siano allineati (numero e nome del modello corretti, dettagli del marchio e del produttore, ecc.) e, se necessario, preparare una copia del manuale d’uso nella lingua locale del regolatore”.
L’utilizzo di componenti o moduli radio già certificati nei mercati di destinazione può ridurre i costi e i requisiti di collaudo, ma alcuni Paesi potrebbero richiedere ulteriori test e certificazioni per il prodotto finale in cui tali componenti sono installati.
Le approvazioni CE e FCC hanno un’ampia copertura geografica, ma anche una piccola deviazione di un Paese da questi standard può avere importanti implicazioni sulla la vostra esigenza di certificazione.
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