Digitalizzazione: facciamo il punto con Relatech
La digitalizzazione delle aziende italiane procede ma troppo lentamente e con velocità disomogenee a seconda che si tratti di grandi imprese o PMI: occorre un deciso cambio di passo culturale e la capacità di pensare a lungo termine
Dalla rivista:
Automazione Oggi
La trasformazione digitale dei processi produttivi appare disomogenea analizzando le dimensioni delle aziende, i settori e gli ambiti di pertinenza e non ultimo il contesto geografico nazionale. Alcuni studi recenti evidenziano, da un lato, carenze e ritardi nell’implementazione, dall’altro, eccellenze e realtà dinamiche e innovative.
Automazione Oggi ha chiesto a Pasquale Lambardi, fondatore e presidente di Relatech, di rispondere ad alcune domande inerenti a questo tema.
Vediamo cosa ci ha risposto
Automazione Oggi: Dal suo punto di vista e nell’ambito della sua azienda, come si presenta la situazione del mercato odierna?
Pasquale Lambardi: È vero: il panorama italiano della trasformazione digitale è disomogeneo, e questo vale sia a livello settoriale che geografico. In particolare, le PMI – che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo – scontano spesso un gap in termini di risorse, competenze digitali e visione strategica rispetto alle grandi imprese. Ciò è anche accentuato dai ritardi sistemici di cui il nostro Paese soffre, che per una piccola e media impresa sono decisamente più onerosi da sopportare.
I fattori di disomogeneità sono parecchi e, a sancirli, vi è anche la recente analisi che l’ufficio parlamentare di bilancio ha condotto con lo scopo di valutare l’impatto che, fino ad oggi, hanno sortito dalle misure di sostegno alla digitalizzazione delle imprese e dei sistemi produttivi.
Il quadro che emerge da questa analisi è articolato e gli spunti di riflessione sono parecchi. Tra i più interessanti vi è quello che riguarda l’identikit delle imprese beneficiarie: a mettere a terra la maggior parte degli incentivi sono state le imprese più performanti, ovvero quelle realtà già caratterizzate da una propensione all’investimento superiore alla media che, quindi, avrebbero effettuato -magari in tempi più lunghi- gli investimenti in questione perché parte di un piano strategico.
In questo senso, la situazione che anche noi riscontriamo sul campo vede una diffusione della digitalizzazione a macchia di leopardo, con divari geografici piuttosto marcati tra le varie aree del Paese e con riferimento ai vari comparti industriali – manifattura, edilizia, logistica, alimentare ecc. – che non corrono tutti alla stessa velocità di investimento.
AO: Le tecnologie sfruttate per la digitalizzazione dei processi produttivi coprono una vasta area di applicazione. Quali tecnologie avranno maggiormente impatto per velocizzare la trasformazione digitale nel prossimo futuro?
Pasquale Lambardi: La mia opinione è che ciò che farà davvero la differenza nel prossimo futuro non saranno tanto le singole tecnologie, quanto la loro integrazione intelligente all’interno dei processi aziendali. In altre parole, ritengo che non sia una questione di quali tecnologie utilizzare, ma di come sia meglio utilizzarle in modo integrato, orchestrato. Ciò detto, e interpretando l’innovazione digitale in modo olistico, sono almeno due gli ambiti tecnologici che, secondo la nostra esperienza, saranno determinanti nei prossimi anni.
Il primo è quello che fa capo all’intelligenza artificiale, che in varie modalità e sfaccettature entrerà in modo diffuso nei processi industriali, dall’ottimizzazione della produzione alla manutenzione predittiva, fino all’automazione decisionale. L’AI sarà il vero motore dell’efficienza data-driven, operando quindi in perfetta sinergia con altre tecnologie abilitanti, come l’IoT e la Big data analisys, che a loro volta si avvarranno delle architetture di edge computing per raccogliere e analizzare in tempo reale i dati provenienti dagli impianti e dagli asset fisici.
La seconda area afferisce alla sicurezza, o meglio a quella che potremmo definire come cybersecurity by design. Dobbiamo realizzare che, sempre più, la sicurezza informatica non deve essere considerata una componente a valle del sistema, ma una condizione abilitante della trasformazione digitale, che la pervade in modo integrato e complementare: proteggere dati, infrastrutture e business continuity non è un’opzione, ma una necessità, soprattutto per le infrastrutture a maggiore criticità.
AO: Quali sono i principali ostacoli che le aziende incontrano nell’implementare adeguati progetti di trasformazione digitale nell’ambito produttivo, e quali potrebbero essere le azioni (in ambito economico, normativo, istituzionale ecc.) per poterli rimuovere?
Pasquale Lambardi: Gli ostacoli che le aziende incontrano nei progetti di trasformazione digitale in ambito produttivo sono molteplici e spesso si intersecano tra loro. Il primo è sicuramente culturale: ancora oggi, in molte imprese manca una visione strategica di lungo periodo, che consideri il digitale non un semplice investimento tecnologico, ma una chiave per migliorare la propria efficienza.
A ciò si aggiungono altri fattori, come la carenza di competenze e la difficoltà nel reperire figure professionali in grado di gestire da un lato, sfruttare dall’altro i vantaggi del digitale per il business aziendale. Spesso l’integrazione tra i sistemi legacy e le nuove tecnologie rappresenta un ulteriore punto critico: tuttavia non direi che ciò possa costituire un ostacolo, in quanto, aziende come Relatech, affrontano e risolvono tematiche di questo tipo quotidianamente.
Per superare i principali ostacoli serve un’azione sinergica su più livelli, dando spazio a ciò che, fino ad ora, i piani di incentivazione agli investimenti in tecnologie digitali hanno sempre tenuto ai margini: la formazione. Serve un piano strutturale per la formazione e il reskilling delle competenze digitali, non solo tecniche ma anche manageriali: è questa la via da seguire, la base necessaria per creare un ecosistema che sia davvero in grado di cogliere le opportunità del digitale.
In Relatech crediamo fortemente in un approccio di questo tipo: affianchiamo le aziende lungo percorsi di trasformazione costruiti su misura, con l’obiettivo di sviluppare una solida cultura dell’innovazione per renderle pronte ad affrontare consapevolmente le sfide che il futuro riserva loro.
Fonte foto apertura Pixabay_geralt
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