Automazione e lavoro, la seconda era delle macchine
Veniva pubblicato all’inizio del 2014 “The second machine aging”. Scritto da due ricercatori del Mit, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, già autori di “Race against the machine” dedicato alla rivoluzione digitale, è diventato rapidamente un best seller. La tesi del saggio è che siamo entrati in un’era in cui lavoro e tempo libero sono automatizzati, messi e in rete e digitalizzati a livelli senza precedenti. Questi concetti li ritroviamo in parte anche nei nuovi paradigmi ICT -Internet of Things, Big Data, Cloud Computing – ma in “The second machine aging” l’attenzione è puntata sul rapporto tra automazione e lavoro. Le tecnologie wireless, la robotica e la stampa 3D stanno già ridisegnando il nostro modo di produrre, di lavorare e di vivere. Altre tecnologie come i veicoli a guida automatica, la biometria, i servizi finanziari si stanno innovando molto rapidamente.
Dal punto di vista dell’automazione sono tre i punti di indagine fondamentali. Il primo è come l’automazione sta cambiando la produzione, il secondo è se l’automazione sta creando buoni posti di lavoro, il terzo è in che modo le aziende e il lavoro possono creare nuove opportunità e ridurre i rischi anche grazie all’automazione.
Il saggio sposa la tesi che l’economia e la società possano essere riorganizzate in modo da ridistribuire parte del surplus di ricchezza e di tempo libero generati dall’automazione.
Il tema però è molto complesso e l’analisi degli autori combina aspetti provenienti dall’informatica, dai nuovi modelli di business e dalla storia macroeconomica. Nel ventesimo secolo abbiamo assistito a trasformazioni che hanno cambiato profondamente e rapidamente il mercato del lavoro . L’olio di balena e i cavalli, ad esempio, pur essendo fondamentali fattori di scambio e di produzione, sono stati estromessi dal mercato nei primi due decenni del ventesimo secolo. La forza lavoro umana così come la conosciamo oggi, secondo gli autori, potrebbe subire la stessa sorte nei primi decenni del ventunesimo secolo.
Inserendosi nell’ormai annosa disputa tra ottimisti (le nuove professioni create dall’automazione trasformano e innovano il mercato del lavoro) e pessimisti (l’automazione riduce a lungo termine il numero di occupati), Brynjolfsson e McAfee sostengono che a vincere in futuro sarà la capacità degli esseri umani di lavorare in modo collaborativo e creativo con robot, macchine e software intelligenti. Se prevarrà questo scenario, la gerarchia dei posti di lavoro, i piani nazionali di formazione e la politica sociale saranno radicalmente sconvolti nel giro di pochi anni.
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