L’automazione italiana c’è… e finalmente c’è chi se n’è accorto!
Il “Dizionario dell’Automazione” in finalissima per il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica
Secondo un’indagine del gruppo Adecco e dell’Università Milano Bicocca, il 40% delle aziende italiane non conosce il concetto di Big Data. Abbiamo uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti d’Europa (circa il 43%), mentre si laureano ogni anno in Italia circa 25 mila ingegneri i quali in buona parte finiscono a lavorare all’estero.
Un recente studio di Federmeccanica testimonia che oltre il 50% delle imprese dichiara di non avere intenzione di investire nelle tecnologie chiave dell’Industria 4.0. Questi esempi sono piuttosto paradossali se consideriamo che il settore manifatturiero italiano, con un fatturato superiore ai 900 miliardi di euro, oltre 425 mila imprese e 4 milioni di addetti, in Europa è secondo solo a quello tedesco.
L’Italia è l’ottavo stato esportatore al mondo, con una quota di mercato intorno al 2,5%. L’Italia detiene anche il secondo avanzo commerciale manifatturiero dell’Unione Europea ed è uno dei cinque Stati al mondo che vanta un surplus manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari.
Uno dei comparti di punta del manifatturiero italiano, quello dei costruttori di macchine automatiche, sistemi robotizzati e componenti di tecnologici oscilla stabilmente tra il terzo e quarto posto al mondo sia tra i produttori che tra gli esportatori. Certo in vent’anni il peso dell’industria è passato dal 24% al 19% del Pil. Ma poi ci sono i servizi e l’indotto a supporto delle attività produttive e il totale si avvicina al 60% del Pil.
Si sente spesso dire che l’Italia dovrebbe puntare su arte, turismo, cultura, ambiente, enogastronomia e artigianato. Settori nobilissimi, sia chiaro, peccato che solo l’industria ad alto tasso di conoscenza possa garantire benessere globale a un Paese di 60 milioni di abitanti. O per lo meno non si conoscono esempi di segno contrario. Altro elemento spesso trascurato o contestato è che il primato nell’innovazione, nell’industria e nella conoscenza tecnologica offre a un Paese ben altre prospettive strategiche e di valore aggiunto rispetto al primato nell’arte, nel turismo o nell’enogastronomia.
Resta il fatto che un’economia industriale sviluppata come quella italiana, sostenuta da imprese che tra mille difficoltà innovano ed esportano, non può essere trattata con leggerezza dalle istituzioni, dalla finanza, dai media e dalla comunità. Giusto riconoscere è che il vento è cambiato da quando si è iniziato a parlare di Industria 4.0. Parola ormai sulla bocca di tutti per indicare l’avvento della vera o presunta quarta rivoluzione industriale. Andrebbe ricordato, per amore di precisione, che si tratta del nome assegnato dal governo tedesco alla propria politica industriale nel 2011.
Questa lunga premessa ci offre lo spunto per affermare che la conoscenza, la divulgazione e la formazione intorno all’automazione, ovvero alle tecnologie che supportano l’industria, sono state fino ad oggi trascurate dal dibattito mainstream. Fino ad oggi appunto. È di poche settimane fa la notizia che il Dizionario dell’Automazione (edizione 2016, Editoriale Delfino) – ospitato da molti anni come rubrica su Automazione e Strumentazione e Automazione Plus – è entrato nella finalissima per aggiudicarsi il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica. Che dire? Non potremmo esserne più contenti e orgogliosi. Anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori si sono accorti che l’automazione esiste e gode di ottima salute. E che merita un po’ più di attenzione.
Ci piace pensare che il Dizionario dell’Automazione, progetto editoriale nato 10 anni fa, abbia contribuito – nel suo piccolo – a far crescere la cultura tecnologica e la conoscenza della trasformazione industriale che stiamo vivendo. Le parole, protagoniste del Dizionario, sono il punto di partenza per ogni forma di consapevolezza, perché come diceva il filosofo Wittgenstein “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.
Ce la giocheremo il prossimo 15 dicembre a Roma nella sala convegni del CNR. Incrociamo le dita, comunque vada un grazie di cuore a tutti quelli che ci hanno seguito e incoraggiato in questi anni.
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