Abbonamenti, che follia! - Automazione Plus

Abbonamenti, che follia!

Dalla rivista:
Automazione Oggi

 
Pubblicato il 15 marzo 2024

Come funziona in Italia con l’accesso ai canali televisivi? In USA avevamo la TV ‘via cavo’: una società ha trattato con il governo locale e poi ha collegato via cavo tutte le case e gli edifici; quindi, abbiamo acquistato un pacchetto di canali da quell’azienda. Ben presto è diventato costoso e ingombrante. Poi è arrivato lo streaming direttamente su Internet; così ora, in pratica, tutti noi abbiamo sottoscritto più di un abbonamento individuale. Io, per esempio, mi sono abbonato ad Amazon Prime, AppleTV, Espn e YouTubeTV. E anche Britbox e Acorn (per la TV britannica). Forse ne ho anche altri…. È troppo costoso. Posso guardare la Premier League inglese e la Serie A, a volte la Liga; non riesco a vedere la Ligue 1. Siamo arrivati ‘al capolinea’ per ‘sovraccarico’ di abbonamenti? Uno dei miei scrittori preferiti di tecnologia, di lungo corso, Om Malik, scrivendo su om.co, ha detto di recente: “Il sovraccarico da abbonamento è un problema di cui finalmente si discute apertamente. Gli investitori mainstream sembrano averne avuto abbastanza”. E ha aggiunto: “La follia degli abbonamenti non si limita solo ai servizi di streaming; difficilmente puoi ottenere un qualsiasi software sotto forma di acquisto ‘una tantum’; tutti vogliono invece che si continui a pagare per le stesse cose, perennemente. A un certo punto viene da chiedersi: voglio davvero spendere 100 dollari l’anno per una app che serve a prendere appunti, quando posso avere Apple Notes gratis?” Io tengo il mio abbonamento a Microsoft Office 360 anche se non utilizzo Word, Excel o PowerPoint così spesso; ho interrotto il mio abbonamento ad Adobe: semplicemente non lo stavo usando abbastanza per giustificarne il costo. Immagino che questa ‘follia degli abbonamenti’ stia colpendo anche il portafoglio delle aziende. Quanti abbonamenti SaaS state pagando? State controllando quelle voci di spesa? Le novità al CES di Las Vegas Mentre scrivo questo editoriale è in corso a Las Vegas l’annuale CES-Consumer Electronic Show; due aziende mi hanno scritto proponendo nuovi prodotti offerti in abbonamento. La prima, OliverIQ, ha lanciato la piattaforma Smart Home as a Service (SHaaS): sento parlare di ‘casa intelligente’ da più di 25 anni, e ancora non esiste. Questa azienda pensa di proporla… come servizio aaS. L’offerta include: possibilità di accesso, controllo e automatizzazione di tutti i dispositivi da un’unica app; uso di qualsiasi dispositivo si desideri da parte dell’utente, di qualsivoglia produttore e utilizzando qualsiasi tecnologia RF; supporto tecnico illimitato 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’offerta della seconda azienda, Telit Cinterion, similmente, include moduli hardware, connettività e strumenti di gestione in un unico prodotto ‘as-a-service’. I pacchetti NExT Connected Module hanno un costo che parte da 0,89 dollari al mese. Entrambi i servizi potrebbero esserti utili, ma ancora una volta si sommano ai costi per gli abbonamenti: tutte spese che, se non gestite, possono finire per drenare risorse finanziarie in azienda in modo ‘occulto’. D’altra parte, sempre al CES, WePower offriva nuovi prodotti di energy harvesting, per ‘liberare’ i sensori dalla dipendenza dalle batterie e dalla necessità di sostituirle a volte in circostanze difficili. Fra questi figuravano: un interruttore push da 22 mm che utilizza magneti permanenti e a oscillazione per catturare l’energia cinetica; un generatore di energy harvesting attivato dalle vibrazioni a funzionamento continuo; e un finecorsa industriale con un generatore di energy harvesting per proteggere le trasmissioni wireless. Stai lavorando alla soluzione di grandi problemi oggi? Va’ a fare la differenza!

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