Intralogistica: la rivoluzione dentro la fabbrica 4.0
Advanced manufacturing, meccatronica, robotica, robotica collaborativa, Internet of Things, Big Data, cloud computing, stampa 3D, realtà aumentata, nanotecnologie, materiali intelligenti sono le tecnologie e le innovazioni chiave intorno a cui si sta sviluppando Industria 4.0. Inspiegabilmente si parla meno di logistica integrata all’interno delle aziende. Eppure l’intralogistica, in modo forse meno vistoso ma altrettanto efficace, è a pieno titolo uno dei propulsori del nuovo modello di fabbrica 4.0. Alessandro Canciani, sales manager Logistics Automation di Sick, trendsetter globale nella logistica e nella sensoristica avanzata, ci ha offerto un prezioso punto di vista sull’argomento.
Quale ruolo sta assumendo l’intralogistica nell’Industria 4.0 e con quali benefici?
Alessandro Canciani: Industry 4.0 è una tematica di grande attualità per le opportunità offerte al mondo dell’automazione e anche per la sua complessità. L’intralogistica è diventata la protagonista di questa nuova rivoluzione grazie alla centralità del suo ruolo nella quasi totalità dei processi industriali. È infatti il segmento della logistica di fabbrica che più di ogni altro sta evolvendosi per rispondere alle richieste di un mercato in costante evoluzione, che non chiede più una produzione standard di massa, bensì la possibilità di produrre piccoli lotti alla volta. Diventa allora indispensabile l’ottimizzazione dei flussi delle merci, possibile solo attraverso una corretta gestione dei dati. Gli attuali sensori e sistemi di automazione sono tecnologicamente molto avanzati e hanno raggiunto livelli di affidabilità e performance veramente elevati. Il prossimo step è quello, per gli utilizzatori, di investire in soluzioni con capacità di comunicazione e di elaborazione dei Big Data raccolti. La ‘smart factory’ si fa promotrice di un ambiente che prevede il governo della fabbrica e della logistica mediante CPS (Cyber-Physical Systems) e prodotti capaci non solo di comunicare tra loro in modo autonomo, ma anche di organizzare i processi e i flussi di produzione sulla base di dati immagazzinati. Solo in questo modo potranno esserci reali benefici, per esempio nell’abbattimento delle scorte a magazzino, variabile che intacca la flessibilità e incrementa i costi. Contemporaneamente, i nuovi sensori e sistemi intelligenti portano a una maggiore trasparenza e controllo del processo dell’intera filiera, diminuiscono i rischi di errore e, grazie all’analisi predittiva, riescono ad anticipare eventuali interventi di manutenzione evitando fermi impianti dispendiosi. In questa visione la logistica, e in particolare l’intralogistica, assume una nuova centralità: non è più un mero costo per le aziende, ma diventa l’occasione per essere competitivi nel mercato e perfezionare ulteriormente i processi della lean production.
Quali nuove tecnologie e metodiche organizzative sono candidate a impattare maggiormente sui processi produttivi interni e sulla loro interconnessione?
Alessandro Canciani: Come già anticipato, il contesto industriale attuale è contraddistinto da una sempre maggiore richiesta di automazione flessibile per la produzione di piccoli lotti personalizzati. Per realizzare ciò è indispensabile l’uso di sensori intelligenti capaci di riconoscere oggetti o stati, così come di comunicare tra loro in modo autonomo nell’ottica di fornire dati precisi, in tempo reale e senza margini di errore. Per ottimizzare la produzione, oltre al processo logistico, è indispensabile avere accesso in qualsiasi momento a informazioni fondamentali come, per esempio, l’esatta posizione dei singoli componenti all’interno della catena produttiva. L’ampia gamma di prodotti Sick riesce a soddisfare molteplici esigenze attraverso un’offerta di sensoristica avanzata e interconnessa: tecnologie laser, sistemi di visione intelligenti, fotocellule, sistemi Rfid capaci di lavorare in rete, di comunicare tra loro e riportare risultati in modo continuo e su un’unica piattaforma, spesso integrandosi in sistemi già esistenti. Sono queste le soluzioni che fanno e che faranno sempre più la differenza perché consentono agli operatori della logistica di ridurre gli errori, velocizzare i processi, massimizzare l’efficienza a ogni livello della filiera e garantire la flessibilità di produzione imposta da Industry 4.0.
A che punto è l’adozione delle nuove tecnologie di intralogistica nel sistema produttivo italiano e quali sono gli ostacoli da rimuovere per una più rapida diffusione?
Alessandro Canciani: Gli ultimi due anni sono stati estremamente effervescenti per quanto riguarda l’interesse degli operatori dell’intralogistica nelle tecnologie orientate a Industry 4.0. In particolare, il Piano Industria 4.0, disciplinato dalla Legge di Stabilità 2017, introduce nell’ordinamento nazionale un piano per traghettare l’Italia nella quarta rivoluzione industriale e portare le aziende ad una produzione quasi integralmente basata su un utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse tra loro e collegate a Internet. L’incentivazione di investimenti privati in nuove tecnologie I40, l’aumento della spesa pubblica privata in Ricerca&Innovazione orientata a I40, così come la riconferma del super-ammortamento al 140% e l’introduzione dell’iper-ammortamento al 250% stanno determinando una vera e propria corsa all’innovazione. Molti degli ostacoli che fino a qualche anno fa potevano essere un alibi per le aziende a fare investimenti di lungo periodo stanno pian piano andando a sgretolarsi, perché l’accesso ai finanziamenti ha ora contorni più chiari e definiti. Rimane quindi un ultimo scoglio da superare, che potrebbe essere la difficoltà per alcune aziende di uscire dalla propria ‘Comfort Zone’. Se questo dovesse accadere, sarà necessario investire tempo e risorse prima di tutto nella formazione e nella sensibilizzazione del management aziendale verso concetti di change management, agility, transparency e interlinking affinché la stessa direzione si faccia portavoce in azienda dei nuovi skill necessari per vincere la sfida della nuova rivoluzione industriale. Indubbiamente ci vorrà del coraggio, perché verrà rimesso in gioco l’intero asset aziendale, ma sarà un passaggio necessario per chi vorrà cogliere la sfida di Industry 4.0.
Nella fabbrica 4.0 in che percentuale saranno automatizzate le movimentazioni interne e quali ricadute ci saranno per gli operatori?
Alessandro Canciani: Già oggi vediamo un elevato grado di automazione all’interno delle fabbriche italiane e non. Molto c’è ancora da fare e molte saranno le novità che le aziende, come le nostre, porteranno al mercato perché l’automatizzazione sarà sempre maggiore, è inevitabile. Lo vediamo già oggi negli ospedali e nei corrieri più avanzati: la movimentazione di piccoli colli viene totalmente affidata a soluzioni robotizzate capaci di muoversi liberamente negli spazi, anche in presenza dell’uomo, senza alcun tipo di barriera fisica. Se questo avviene sempre più di frequente nell’ambito civile, nel mondo industriale questa tendenza è amplificata all’ennesima potenza. Tutto questo è possibile grazie a sensori e tecnologie abilitanti Industry 4.0. Nell’immediato futuro vedremo un aumento esponenziale di soluzioni basate su sistemi di identificazione (Track&Trace), soluzioni di visione artificiale, soluzioni di navigazione intelligente e sicura, così come una sempre maggiore richiesta di gestione e personalizzazione dei software di gestione e controllo dei dati per organizzare le macchine interconnesse tra loro e connesse ai cloud. Un tale scenario determinerà un importante cambiamento degli skill di chi dovrà interfacciarsi con tali tecnologie. Probabilmente non avremo più bisogno dell’operatore macchina in loco per la verifica della produzione, ma piuttosto ci sarà una persona che da remoto o con l’utilizzo di un tablet prevederà anomalie e adotterà quindi processi aziendali finalizzati alla prevenzione di tali situazioni che potrebbero bloccare le produzioni. Questo potrebbe voler dire rivedere completamente anche il concetto del tipo di collaborazione tra dipendente e aziende, così come la relativa disponibilità in azienda di alcuni operatori e di alcune figure, che potrebbero logisticamente gestire i processi da remoto.
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