Osservatorio MecSpe 2022: la manifattura italiana ‘regge’ nel I quadrimestre
La manifattura italiana non si ferma ed è tornata a incontrarsi in occasione della 20ª edizione di MecSpe, fiera della manifattura e delle innovazioni tecnologiche per l’industria, e Metef, l’expo internazionale dell’alluminio
Le sfide che il comparto industriale del nostro Paese si trova a dover fronteggiare in questo periodo sono molteplici, sia a causa delle crisi geopolitiche sia per le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. Tuttavia, gli ultimi dati Istat registrano un +6,2% del PIL rispetto allo stesso periodo 2021 e non solo. A marzo cresce anche il fatturato dell’industria (+21,4% rispetto a marzo 2021), toccando il livello più alto di sempre.
La manifattura italiana non si ferma dunque e, anzi, è tornata a incontrarsi in occasione della 20ª edizione di MecSpe, la fiera della manifattura e delle innovazioni tecnologiche per l’industria, e per la nuova edizione di Metef, l’expo internazionale dell’alluminio, entrambe organizzate da Senaf (BolognaFiere 9-11 giugno), con oltre 2.000 espositori.
Nei primi mesi del 2022, l’aumento dei costi dell’energia e dei prezzi delle materie prime ha avuto un impatto da medio ad alto per l’88% delle pmi manifatturiere. Fortunatamente, finora, questa situazione sembra non aver influito in modo importante sul fatturato del I quadrimestre, stabile o in crescita per quasi otto imprenditori su dieci rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nemmeno sul portafoglio ordini, che risulta addirittura migliore dello scorso quadrimestre (il 78% lo ritiene adeguato), e sul livello di soddisfazione relativo dell’attuale andamento dell’azienda, positivo per il 63%. Al contrario, i principali effetti riguardano l’aumento dei prezzi del prodotto finito e i ritardi nelle consegne, oltre ad aver minato in parte il livello di fiducia sul mercato in generale (39% vs 48% di inizio anno) e soprattutto sullo scenario economico internazionale, crollato dal 35% al 17%.
È quanto emerge dall’Osservatorio MecSpe di Senaf del I quadrimestre 2022 sull’industria manifatturiera italiana, presentato da Stefano Cattorini, Direttore generale del Competence Center BI-REX, durante il convegno inaugurale di MecSpe e Metef, a cui hanno preso parte anche Laura Castelli, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Vincenzo Colla, Assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione della Regione Emilia Romagna, Rosa Grimaldi, Delegata Promozione economica e attrattività internazionale del Comune di Bologna, Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere, e Ivo Nardella, Presidente Senaf – Gruppo Tecniche Nuove.
Anche le prospettive per il futuro, che nei mesi scorsi erano più rosee, sono comunque tendenzialmente positive. Il fatturato previsto a fine anno è stabile o in crescita per l’80% delle imprese, anche se in calo rispetto alle previsioni di inizio anno (-9 p.p.). Stesso discorso per l’andamento generale del mercato nei prossimi tre anni, dove solo un quinto prevede un calo. Si tratta di imprenditori che, nonostante tutto, non smettono di crederci e continuano a puntare sulla crescita già nei prossimi due anni (71%), in termini di aumento dimensionale oppure ampliando la produzione in nuovi settori, o puntando sull’internazionalizzazione. Quasi un quarto sta anche valutando entro i prossimi due anni operazioni di M&A (acquisizioni e/o fusioni).
Ma per fare tutto questo sono necessarie determinate competenze e capacità al fine di avviare un importante percorso di trasformazione digitale, anche in vista della spinta che il PNRR potrebbe dare all’economia del Paese. Oltre la metà degli imprenditori ritiene che il bagaglio di competenze del personale sia in linea con le esigenze di crescita dell’azienda e in particolare il 59% ha già formato o assunto personale con formazione adeguata a fare fronte alla trasformazione 4.0 in azienda. Un dato tendenzialmente positivo ma con ampi margini di miglioramento. Ed è proprio sulla formazione che i Competence Center, istituiti dal MISE con l’obiettivo di supportare le imprese nella rivoluzione in chiave di Industria 4.0, possono fornire un supporto prezioso per la crescita del comparto, anche se ad oggi sono ancora poco sfruttati dalle imprese (solo dal 5%).
Sempre con uno sguardo alla crescita digitale, trainata specialmente dal 42% delle PMI, quali sono i principali investimenti in ambito tecnologico previsti per il 2022? Si registrano soprattutto quelli in sicurezza informatica (43%), nonostante solo il 18% dichiari di avere effettivamente già subito un cyber attacco ai propri sistemi, la robotica collaborativa (26%) e il cloud computing.
Toccando il tema del momento, ovvero l’impatto dell’industria sull’ambiente, quattro aziende su dieci si dichiarano sostenibili, e in generale le pmi prestano grande attenzione all’uso di dispositivi a basso consumo energetico (58%), all’uso di macchinari efficienti e di nuova generazione (43%) e al riutilizzo di materiali di scarto in un’ottica di economia circolare (28%).
“I dati che l’Istat ci ha mostrato in questi ultimi giorni sono riassumibili nel termine resilienza, ma potremmo dire anche resistenza” ha commentato Castelli. “Le crisi consecutive che stiamo vivendo ci hanno obbligati a fare passo dopo passo delle scelte economiche per sostenere il sistema. Per le fiere è stato difficile arrivare fin qui con gli strumenti che lo Stato ha messo a disposizione, senza ricorrere a licenziamenti, usando tante risorse proprie, senza eccedere nella richiesta di prestiti. Noi stiamo continuando a finanziare il sostegno alle imprese, come già fatto con i decreti precedenti”.
“Quando, dopo il Covid, è cominciata questa seconda brutta pagina della guerra, abbiamo subito focalizzato la necessità di abbassare il costo dell’energia e aumentato la percentuale del credito d’imposta sulle aziende energivore, anche a tutela delle fiere. Nel decreto abbiamo previsto anche strumenti quali il fast track per gli investimenti strategici con il Mise, pensando a procedure amministrative semplificate. Poi ci sono i cofinanziamenti per le imprese esportatrici, con alcuni fondi di garanzia che sono stati rifocillati, specie quelli rivolti alle imprese che pagano un rapporto stretto con i Paesi in guerra. Per quanto riguarda l’industria legata all’ambiente, i numeri sono molto positivi. A proposito delle competenze, stiamo studiando fondi dedicati, ad esempio per la formazione continua che accresce le capacità delle nostre imprese. Poi andrà programmato il 2023 e non sarà facile, perché gli interrogativi e i motivi di incertezza sono tanti. L’Italia, nel decreto da poco varato, ha stanziato 9 miliardi di euro sul pluriennale per la riconversione delle auto. I Paesi europei, specie noi e la Francia, sono consapevoli che gli obiettivi ambientali ed energetici fissati in questi anni non sono supportati dalle necessarie risorse e le stanno chiedendo all’Europa”.
“La manifattura dell’Emilia-Romagna sta dimostrando una grande dinamicità e visione del futuro, avendo già imboccato la strada della transizione digitale e sostenibile, come dimostrano i dati presentati dall’Osservatorio MecSpe” ha affermato l’assessore regionale Colla. “Ma oltre ai capofiliera che stanno nel mondo e si sono già tecnologicamente strutturati per rispondere alle nuove sfide, è ora necessario accompagnare anche le tante piccole e medie imprese della filiera, che da sole fanno fatica ad affrontare la velocità spiazzante di questo cambiamento. Accanto ai fondi del PNRR, la Regione Emilia-Romagna investirà le ingenti risorse dei fondi strutturali europei per il nuovo sessennio, attivando nuovi bandi, che partiranno a breve, per sostenere in modo deciso l’innovazione digitale e green e la formazione delle competenze indispensabili per mantenere competitive le nostre imprese e creare nuova occupazione. Senza dimenticare il Tecnopolo di Bologna, che con i suoi supercalcolatori, anche al servizio dei soggetti privati del mondo economico, potrà raccogliere e fornire big data importanti per lo studio e l’applicazione di nuove strategie di sviluppo”.
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