Seconda Presidenza Trump: sarà bene o male per l’industria?
Dalla rivista:
Automazione Oggi
In America usiamo un’espressione per descrivere il comportamento di certa gente, soprattutto uomini, prendendola dalla descrizione di ciò che accade in un branco di cani: ‘il maschio alfa’. Si tratta di persone che devono sempre mostrarsi dominanti. Poi, dopo aver dimostrato il proprio predominio, ritengono la lealtà un valore supremo, superiore a tutti gli altri.
Sappiamo da come ha agito durante il suo primo mandato da Presidente, che Trump ha bisogno di sentirsi un maschio alfa.
Sappiamo anche, dalla sua precedente esperienza presidenziale, che dice molte cose, per lo più inventate sul momento, ma quali ne siano poi le conseguenze effettive, nessuno lo sa.
I primi passi di Trump al secondo mandato
Stiamo vedendo già, con le prime nomine fatte dal suo ‘Gabinetto’, che sta premiando quelli che gli sono stati fedeli.
Poi abbiamo il “balletto dei miliardari”, a cominciare da Elon Musk e, in misura minore, Jeff Bezos. Dopo le elezioni abbiamo visto una scia di miliardari e amministratori delegati di grandi aziende ‘baciargli l’anello’. Tutti presumono che Trump sia facilmente manipolabile tramite l’adulazione, e tutti hanno il loro ‘ordine del giorno’.
I dazi e ‘rendere di nuovo grande l’America’
Trump è favorevole ai dazi. Non sembra comprendere a pieno tutte le conseguenze che i dazi portano con loro; sembra che ai suoi occhi siano solo degli strumenti da maschio alfa per “rendere di nuovo grande l’America”, bloccando il flusso di denaro che dagli Stati Univi vanno verso altri Paesi, in particolare la Cina.
Musk spera di rifarsi con Trump grazie ai dazi sui veicoli elettrici; quei dazi ridurrebbero infatti la concorrenza verso la sua casa automobilistica, la Tesla, permettendogli di aumentare i prezzi, con conseguenti maggiori profitti per lui.
Musk vende anche razzi al governo e vuole aumentare quel business. E qui entra in gioco Bezos, che vuole anche lui vendere più razzi al governo degli Stati Uniti, per questo ha ritirato l’appoggio ad Harris da parte del suo giornale e si è anche affrettato a congratularsi con Trump e ad andare a baciargli l’anello…
Le Big Tech
Gli amministratori delegati dei colossi del settore tecnologico, come per esempio Tim Cook di Apple, Sundar Pinchai di Alphabet (Google) e Mark Zuckerberg di Meta (Facebook) sperano invece che Trump combatta per loro contro l’Unione Europea. È un balletto a cui val la pena di assistere.
Nel frattempo, alcune delle prime persone nominate da Trump hanno espresso parere favorevole allo smembramento di queste grandi aziende: dato che tale pensiero non collima con l’idea di Trump, sarà davvero un balletto da seguire.
Il sistema americano
L’ho scritto nel 2016 ed è ancora vero: non dovete dimenticarvi di come funziona il nostro sistema politico. Anche se il Partito Repubblicano ha la maggioranza in ogni camera del Congresso, ed è concorde con il Presidente, qui non esiste una ‘disciplina di partito’ come in Europa. Il Partito Repubblicano è molto frammentato al suo interno.
Le tariffe doganali: pro e contro
Dato che le tariffe doganali sembrano essere l’arma preferita di Trump, ho analizzato gli effetti che hanno avuto durante il suo primo mandato. I dazi implementati nel periodo 2017-2021 hanno avuto conseguenze contrastanti e complesse sulla produzione manifatturiera statunitense.
Effetti positivi:
- alcuni produttori statunitensi di acciaio e alluminio hanno avuto dei vantaggi dalla ridotta concorrenza estera;
- si sono creati alcuni nuovi posti di lavoro in specifiche industrie protette;
- alcune aziende hanno (ri)potato la produzione negli Stati Uniti per aggirare i dazi.
Effetti negativi:
- innalzamento dei costi di fornitura per i produttori che utilizzavano acciaio/alluminio, costi che hanno inciso in particolare su:
– produzione automobilistica;
– attrezzature edili;
– produzione di elettrodomestici. - I dazi imposti per ritorsione da parte dei Paesi esteri hanno danneggiato le esportazioni statunitensi, in particolare di:
– prodotti agricoli;
– macchinari industriali;
– beni di consumo. - Si sono verificate interruzioni alla catena di fornitura, dal momento che le aziende si sono affrettate a trovare nuovi fornitori.
Impatto economico:
- alcuni studi hanno rilevato che i dazi sono costati miliardi alle aziende e ai consumatori statunitensi a causa dell’incremento dei prezzi;
- la Federal Reserve ha stimato che abbiano portato a una perdita netta di posti di lavoro nel settore manifatturiero a causa dell’aumento dei costi di produzione;
- alcuni produttori hanno assorbito l’aumento dei costi riducendo i loro margini di profitto, ma altri hanno ‘preferito’ trasferire i costi sui consumatori finali, aumentando i prezzi.
La prima Presidenza Trump è stata segnata dal caos quotidiano. Mi aspetto più o meno la stessa cosa.
Fonte foto Pixabay_geralt
Gary Mintchell X @garymintchell - Founder/Editor of The Manufacturing Connection (www.TheManufacturingConnection.com)
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