ServiceNow: un’automazione intelligente ci renderà più umani

Pubblicato il 10 aprile 2017

Secondo Claudio Sandri, Country Manager di ServiceNow, la piattaforma in grado di realizzare la completa digitalizzazione e automazione intelligente del lavoro, attraverso processi che coinvolgono sia l’intelligenza umana che quella artificiale, «l’automazione intelligente ci libera dalle attività ripetitive, scatena la creatività e ci permette di costruire relazioni lavorative più forti e produttive. Ci rende così più umani, non meno».

Un recente report di McKinsey, A Future That Works, prevede che l’automazione incrementerà la produttività dell’1,4% ogni anno, per i prossimi 50 anni. «Se facciamo un confronto, è affascinante notare come il motore a vapore abbia generato un incremento annuo solo dello 0,3% e la rivoluzione IT abbia aumentato la produttività dello 0,4%», commenta Sandri. «L’adozione delle tecnologie è ovviamente critica per la produttività e non è solo McKinsey ad affermarlo. Ad esempio, uno studio OECD del 2016 ha riscontrato che la produttività nelle aziende “di frontiera” è tre volte maggiore rispetto a quelle ritardatarie. Una ragione è che le innovazioni tecnologiche hanno bisogno di tempo per penetrare il mercato, dando un vantaggio iniziale alle aziende più innovative. Un altro studio del 2015 rafforza questo punto, affermando che i leader B2B che adottano aggressivamente tecnologie digital hanno performance finanziarie nettamente migliori. Per esempio, la crescita media del loro fatturato annuo è del 4,3%, contro lo 0,8% dei loro colleghi e i profitti operativi crescono del 13,5% contro l’1,8%!».

La produttività è quindi la chiave del nostro futuro economico. «Le economie più avanzate del mondo stanno affrontando una crisi duratura dell’impiego che non riguarda la mancanza di lavoro», continua Sandri. «Nel momento in cui la crescita della popolazione rallenta e viviamo di più abbiamo bisogno di lavoratori. L’ultimo report McKinsey afferma che “la dimensione della forza lavoro per i prossimi 50 anni è troppo piccola per mantenere l’attuale crescita del prodotto interno lordo pro capite senza un’accelerazione della produttività”. Considerato il nostro ambiente macroeconomico e i trend demografici, l’automazione intelligente non è una scelta ma una necessità. Questo ricorda ciò che affermava un report McKinsey di inizio 2015: “senza una crescita della produttività la rapida espansione dei 50 anni precedenti sembrerà un’aberrazione storica e l’economia mondiale scivolerà indietro verso un tasso di crescita lento”. L’automazione intelligente avrà un impatto positivo sull’economia, ma molti sono preoccupati dalle perdite di posti di lavoro. A Future That Works offre una visione ottimistica: l’automazione intelligente rimpiazza le attività individuali e solo il 5% dei lavori di oggi sono candidati a una totale automazione», aggiunge Sandri. «Da un altro lato però, quasi tutti i lavori potrebbero essere parzialmente automatizzati e questo aumenterebbe la produttività senza danneggiare l’occupazione. Questo è quello di cui abbiamo bisogno per guidare la crescita economica e incrementare l’occupazione. L’automazione non sostituisce il lavoro, è complementare. Per esempio, le banche hanno introdotto i bancomat negli anni ’70 ma il numero degli impiegati sportellisti negli Usa ha continuato a crescere del 10% tra il 1980 e il 2010, nel momento in cui le banche hanno deciso di fornire servizi basati sui rapporti umani come i prestiti e gli investimenti».

«Considerato il nostro ambiente macroeconomico e i trend demografici, l’automazione intelligente non è una scelta, è una necessità», conclude Sandri.«Da un punto di vista delle politiche, abbiamo bisogno di focalizzare le risorse sul dirigere l’automazione verso la forza lavoro, ponendo le basi per la futura crescita economica e per creare più occupazione. Allo stesso tempo, dobbiamo identificare e focalizzarci sulle competenze di cui abbiamo bisogno in questa nuova “economia automatizzata” e questo comporta un cambio radicale nel nostro sistema educativo. Inoltre dobbiamo ritirare quel 5% di professioni che ha subito un’automazione più completa e favorire il rinserimento nel mercato del lavoro delle persone. La buona notizia è che abbiamo tempo. Secondo McKinsey dovremmo aspettare il 2055 per raggiungere il pieno potenziale dell’automazione, ma dobbiamo cominciare ora, i cambi di successo richiedono infatti sforzi importanti, decisi e tempestivi.



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