Macchine utensili: all’estero i tre quarti della produzione italiana
Il Centro Studi di Ucimu – Sistemi per Produrre ha reso noti i dati di consuntivo relativi all’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione.
Nel 2012 la produzione, in crescita dell’1,3%, si è attestata a 4.826 milioni di euro, trainata dall’ottima performance delle esportazioni che, salite dell’11,1%, hanno raggiunto il valore record di 3.621 milioni di euro: un valore pari al 75% del fatturato complessivo.
Decisamente differenti i riscontri del mercato italiano. Il consumo, sceso del 18,1%, si è ridotto a 2.089 milioni di euro, penalizzando le consegne dei costruttori, scese del 19,7%, a 1.205 milioni, e le importazioni che si sono fermate a 884 milioni di euro.
L’Italia delle macchine utensili si è confermata terza nella classifica degli esportatori. È invece risultata quinta nella classifica dei produttori, cedendo un posto rispetto all’anno passato, preceduta, di pochissimo, dalla Corea del Sud.
Non sono purtroppo positivi i segnali per il prossimo futuro: il rallentamento evidenziato dai dati di consuntivo 2012 rispetto a quanto registrato l’anno precedente sarà ancora più evidente nel 2013.
Nel 2013, infatti, la produzione resterà stabile, attestandosi a 4.820 milioni di euro (-0,1%). Le esportazioni cresceranno solo dell’1,8% a 3.685 milioni. Il consumo italiano subirà un ulteriore ridimensionamento, scendendo a 2.005 milioni (-4%). Salirà ancora la quota di produzione destinata oltreconfine, attestandosi al 76,5%.
I commenti
“Nel 2012 – ha affermato Luigi Galdabini, presidente di Ucimu – Sistemi Per Produrre – i tre quarti della produzione nazionale di settore sono stati destinati oltreconfine. Questo dato, oltre a dimostrare la capacità delle imprese italiane di ben presidiare le aree vicine e lontane, esprime però la profonda difficoltà in cui versa il mercato nazionale, la cui domanda di macchinari non riesce a ripartire. Un problema che riguarda non soltanto i costruttori di macchine utensili ma tutto il sistema economico del paese per il quale il mancato (o scarso) investimento in tecnologia di produzione significa arretramento del sistema manifatturiero a tutti i livelli della filiera produttiva”.
Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha commentato: “Il mercato sta rallentando un po’ ovunque, non solo in Italia. Proprio per questo l’internazionalizzazione diventa un ‘must’ per tutte le aziende per poter. Certamente, per quanto riguarda le nostre imprese, la politica industriale è stata il grande fantasma di questi ultimi anni”.
“Accogliamo con favore – ha affermato Luigi Galdabini – il provvedimento di agevolazione degli investimenti in beni strumentali sul modello della Legge Sabatini (1329/1965) che il governo ha inserito nel Decreto del Fare. Occorre però che si acceleri la fase di finalizzazione, affinché i contributi stanziati siano adeguati alle reali esigenze e affinché essi siano già disponibili a partire dall’inizio del 2014. Viceversa, l’annuncio, cui non corrisponde l’operatività della misura, rischia di bloccare ulteriormente e posticipare l’acquisto di beni strumentali già pianificati in questa ultima parte dell’anno, in attesa che il provvedimento entri effettivamente in vigore”.
“Crescere si può e si deve. La nuova legge Sabatini rappresenta un segnale importante per il settore”, ha concluso Squinzi.
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