L'era Industry 4.0 vuole personale che sappia la lingua inglese - Automazione Plus

L’era Industry 4.0 vuole personale che sappia la lingua inglese

Pubblicato il 24 gennaio 2017

Industry 4.0 chiama interconnessione tra macchine e processi ma anche la necessità che le persone si capiscano e parlino la stessa lingua. E’ questo, in sintesi, il risultato a cui EF Corporate Solutions è giunta attraverso i dati dell’EF EPI-c, unico indice, a livello mondiale, relativo alla competenza linguistica delle aziende, secondo cui i dipendenti del settore manifatturiero, nel mondo, presentano una debole conoscenza della lingua inglese che arriva al livello B1, con un punteggio medio di 51,41/100.

L’analisi intraziendale di questo settore mostra una differenza in termini di competenze linguistiche nelle varie posizioni lavorative. In particolare, il punteggio medio per i lavoratori che ricoprono funzioni di logistica e stoccaggio è 38 (livello A2, ovvero una conoscenza scolastica dell’inglese), mentre chi si occupa di ricerca scientifica totalizza il punteggio più alto del settore (56, livello intermedio B1). In produzione, contabilità e amministrazione la conoscenza dell’inglese è elementare, mentre il personale dei reparti marketing e PR, HR, IT e la Direzione registrano livelli di competenza più elevati, in quanto più esposti al clima di internazionalizzazione in cui verte oggi il settore produttivo.

L’English Margin Report di EF, associato a questa ricerca che è stata fatta su un panel di 510 mila persone in 2078 aziende, mostra come l’88% dei clienti sia disposto a pagare un extra a quelle aziende con una padronanza dell’inglese migliore, mentre l’81% prenderebbe in considerazione la possibilità di scartare partner con una scarsa padronanza dell’inglese. Nel caso dell’Italia, il basso livello di competenza linguistica si riflette anche sulla percezione delle nostre imprese all’estero: per puntare all’internazionalità è necessario investire prima nella formazione linguistica dei lavoratori.

Il settore manifatturiero include colossi multinazionali completamente globalizzati, dove la conoscenza dell’inglese da parte del personale è elevata, ed arriva fino alle medio-piccole realtà con 10-15 dipendenti, all’interno delle quali molto spesso sono solo una o due persone a conoscere la lingua”, spiega Cristina Sarnacchiaro, Country Manager Italy di EF Corporate Solutions.“Il tessuto economico italiano è intriso di queste medio-piccole realtà che rendono il nostro Paese la seconda potenza manifatturiera in Europa dietro la Germania. Per questo motivo la chiave del successo è l’internazionalizzazione, che può avvenire solamente se il personale è pronto ad interagire con lo staff di aziende straniere, creando vere e proprie interconnessioni e sinergie, a favore della nuova rivoluzione industriale 4.0.”



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