Intelligenza artificiale industriale? Ne parliamo con Siemens
In un contesto di evoluzione esponenziale, le esigenze delle aziende sono sempre più complesse e specifiche. La risposta non è solo tecnologica, implica sempre una visione e una collaborazione
Molto utilizzata nel settore consumer, l’intelligenza artificiale sta prendendo piede anche nell’industria. Abbiamo parlato con alcuni esponenti di Siemens per avvicinarci un po’ di più a questa tecnologia e capire come l’industria possa approcciarla nel modo corretto e senza paure.
Intervista a Stefania Svanoletti, Head of Sales Vertical Markets di Siemens
- Quale ruolo hanno i grandi clienti finali?
“I clienti finali hanno un ruolo strategico e spesso determinante, in quanto sono i primi ad adottare nuove tecnologie e nuovi servizi”.
- Come può l’Europa trasformare la propria tradizione manifatturiera in leadership globale nell’intelligenza artificiale?
“La chiave di volta è portare l’intelligenza artificiale all’interno dei processi produttivi, valorizzando i dati delle fabbriche, creando insight operativi necessari per prendere delle decisioni. Per farlo servono investimenti mirati in ricerca applicata e in partnership tecnologiche e una formazione diffusa”.
Intervista a Massimiliano Galli – Head technology support e Digital Transformation Officer di Siemens
- Se i dati sono il nutrimento principale per l’AI perché solo il 20% viene trasformato in informazioni utili?
“Si lavora per aumentare questa percentuale. Ci sono architetture, ci sono sistemi per collezionarli e per fare in modo che questi dati, tantissimi nelle nostre fabbriche, possano essere tutti utilizzati anche a diversi livelli”.
- Qual è il ruolo dell’automazione in un contesto in cui l’AI sta catalizzando l’attenzione del settore?
“Siemens investe da tanto tempo nell’intelligenza artificiale. Per noi l’AI non è un hype ma uno strumento da portare in fabbrica. Uno strumento che possa cooperare con OT e IT. I controllori Siemens sono intelligenti non solo nello svolgere compiti di macchina, ma anche nel portare le tecnologie proprio a bordo campo: esempio di come l’automazione unisce l’ambito di intelligenza artificiale in campo”.
Intervista a Pasquale De Leo – Head of Digital Industries Service Execution di Siemens
- In che cosa la trasformazione che stiamo vedendo (in particolare relativamente all’AI) è differente rispetto alle trasformazioni del passato?
“Per due aspetti: trasversalità in quanto non è una trasformazione che tocca uno specifico settore dell’azienda, e per velocità che impone alle aziende una collaborazione tra partner e altre aziende per tenere il passo”.
- Quanto sono pronte le PMI all’innovazione rispetto alle grandi aziende? Quali sono i limiti delle PMI che rendono necessario un supporto esterno?
“Le piccole medie aziende sono da un punto di vista culturale molto avvantaggiate perché hanno la conoscenza specifica dei loro clienti, del processo e del prodotto, ma sono frenate nei confronti dell’innovazione dalla loro stessa struttura”.
Intervista a Mauro Valenti – Sales Acceleration Head di Siemens
- Cosa serve per affrontare la complessità dell’innovazione?
“In questo scenario così veloce e movimentato nessuna organizzazione può bastare a se stessa. Per affrontare la complessità dell’innovazione serve un ecosistema aperto, collaborativo e globale”.
- Dal momento che nessuna organizzazione può bastare a sé stessa di fronte all’innovazione tecnologica, voi, come Siemens, cosa avete fatto per far fronte a questa necessità?
“Siemens ha creato un network che si chiama Siemens Xcelerator che va oltre i confini di Siemens stessa e coinvolge aziende di ogni dimensione e di ogni provenienza geografica. Se bisogna essere sempre più veloci ma allo stesso tempo avere la stessa visione, è indubbio che bisogna saper chiedere aiuto”.
Intervista a Mauro Sardanapoli – Head of Sales di Siemens
- Quali rischi si corrono se si tenta di ‘reinventare la ruota’ ogni volta?
“In questo momento storico non è proprio il momento di reinventare la ruota, o meglio, fare e rifare sempre le stesse cose, che sono già state fatte fino ad oggi. Il nostro compito è che questa ruota rotoli meglio e nella direzione giusta. Noi dobbiamo essere dei facilitatori del rotolamento della ruota, cambiando i processi, le dinamiche, le metodologie. In poche parole, creare valore”.
- Quali caratteristiche deve avere un leader moderno? E in che modo la leadership può facilitare o frenare la trasformazione digitale?
“Il leader forse deve essere un po’ meno guida, meno comandante, ma più facilitatore del cambiamento. Deve essere un modello, un ispiratore che rende possibile il cambiamento”.
@antonellacattaneo
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