IFS Connect Milano: le aziende italiane sono pronte all’era AI driven?
Solo il 25% delle aziende presenti all’evento ha avviato pilot specifici di AI. Tra i principali problemi: accessibilità dei dati e integrazione funzionale nei sistemi proprietari. La soluzione? Sbloccare, applicare e scalare per riuscire a essere davvero competitivi
L’Industrial AI entra in una nuova fase: meno sperimentazione, più applicazioni concrete e scalabili nei processi industriali. È questo il messaggio emerso dalla prima edizione italiana di IFS Connect 2026, che ha incluso Milano nel roadshow internazionale promosso da IFS, realtà che sviluppa soluzioni software enterprise in ambito ERP, EAM e Field Service Management a livello mondiale.
Oltre 150 partecipanti di 95 aziende, professionisti provenienti dai settori energy, utilities, telecomunicazioni e manifattura, si sono riuniti per confrontarsi sul futuro dell’industria e sulle applicazioni concrete dell’Intelligenza Artificiale. Fil-rouge dell’evento “Speed to Scale: Industrial AI”, tema scelto per concretizzare il percorso di integrazione di strumenti AI nelle operations, capaci di supportare decisioni, automatizzare attività e ottimizzare processi complessi lungo tutta la catena del valore.
Dal confronto dei professionisti presenti sono emersi dati campione capaci di restituire una fotografia rappresentativa della situazione attuale nelle principali aziende italiane rispetto all’integrazione dei processi guidati dall’AI. Quasi il 32% delle aziende rappresentate al convegno si trova ancora in una fase esplorativa, senza progetti attivi. Il 29% delle aziende interrogate è ancora in fase di integrazione parziale o sperimentazione, e si scende al 25%, se si considerano pilot specifici già avviati.
Le aziende italiane e l’integrazione dei processi guidati dall’AI
I principali ostacoli all’adozione dell’AI risultano essere la qualità e accessibilità dei dati (31,8%) e l’integrazione con i sistemi già esistenti (30,3%). Anche il rapporto con i fornitori di soluzioni tecnologiche per oltre il 30% dei partecipanti è complesso, a causa della scarsa flessibilità e delle eccessive customizzazioni delle soluzioni proposte, e per la carenza conoscitiva del settore di applicazione (per il 20% delle aziende).
Ma la vision è chiara per tutti: non è più possibile prescindere dall’utilizzo di soluzioni tecnologiche avanzate come l’AI.
Infatti, i principali investimenti tecnologici risultano diretti verso nuove soluzioni innovative (36,4%) e nella digitalizzazione dei processi manuali (30,3%), confermando l’accelerazione a modelli industriali sempre più data-driven e connessi. È necessario superare la fase dei semplici progetti pilota per concentrarsi su soluzioni integrate capaci di ottimizzare settori complessi come la produzione e la gestione degli asset per riuscire a portare le aziende italiane al pari dei big player internazionali.
Ha affermato in apertura del convegno Mathieu Daudigny, Managing Director Central Europe di IFS:
“Oggi la vera domanda non è più “se” l’intelligenza artificiale sia possibile, ma a quale velocità e su quale scala la si stia implementando. Sebbene la percentuale di aziende che utilizzano l’AI sia balzata dal 12% al 46% nell’ultimo anno, solo il 6% può considerarsi AI-driven , ovvero pienamente guidato dall’intelligenza artificiale, è necessario oggi sbloccare (sistemando dati e governance), applicare (dimostrando il valore su casi specifici) e infine scalare a livello aziendale per riuscire ad essere competitivi sul mercato.”
Quando l’AI entra nelle aziende italiane. I casi di successo di Stellantis, Microsoft e Turboden
Tra le diverse realtà presenti Stellantis, Microsoft e Turboden Spa hanno mostrato che l’integrazione pragmatica dell’intelligenza artificiale generativa all’interno dei processi industriali e dei servizi, nonostante le complessità operative, porta davvero a risultati tangibili oltre il semplice hype.
Marco Denti, Chief Operating Officer di Turboden SpA, ha evidenziato un importante ostacolo culturale: l’accettazione asimmetrica degli errori.
Le persone sono abituate a sistemi informatici deterministici che non sbagliano: l’errore umano è tollerato, mentre è rigettato quello della macchina. Per superare questa diffidenza legata alla natura generativa dei LLM (Large Language Models), Turboden ha creato un’interfaccia in cui l’utente può visualizzare la pagina esatta del documento originale con un click diretto, costruendo così un rapporto di fiducia con lo strumento.
Andrea D’Onofrio, Cloud Platform & AI Lead di Microsoft ha raccontato il modello di adattamento applicato per la gestione delle richieste del mercato.
Spesso le aziende propongono casi d’uso inizialmente troppo complessi per il livello corrente delle tecnologie, ma l’evoluzione di queste ultime è talmente rapida che, nel giro di pochi mesi, le soluzioni diventano attuabili. Un salto dovuto in gran parte al passaggio dal modello “conversazionale” a quello “agentico”: non è più l’utente a dover formulare il prompt perfetto, ma è l’agente AI a fare domande per inquadrare il contesto e risolvere il task autonomamente.
Afferma Cathie Hall, Chief Product & Customer Officer di IFS:
“Con IFS Connect Italia abbiamo voluto portare anche nel Bel Paese un momento di confronto concreto sull’evoluzione dell’Industrial AI e sulle sue applicazioni operative. Oggi il mercato dei software aziendali sta entrando in una nuova fase, e questo cambiamento sta ridefinendo anche il modello SaaS tradizionale, che deve evolvere: le aziende non cercano più semplicemente tecnologie o licenze, ma risultati tangibili e misurabili sul business, assieme a maggiore trasparenza e responsabilità. La sopravvivenza dei fornitori tecnologici dipenderà dalla loro capacità di garantire un impatto tangibile sul successo del committente.”
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