CyberArk: le 5 best practice da adottare nel mese della cyber security

Pubblicato il 22 ottobre 2020

Come ogni anno, ottobre è il mese della Cyber Security Awareness, iniziativa oggi più che mai necessaria: la crisi sanitaria ha influenzato in modo significativo la nostra vita quotidiana e ci ha spinti a un utilizzo sempre più intenso delle tecnologie. Situazione che ha stimolato la creatività dei cyber criminali che hanno sviluppato nuove tecniche di attacco volte a catturare i nostri dati sensibili, la cui vendita sul dark web è molto redditizia.

Gli utenti devono conoscere i rischi informatici in cui potrebbero incorrere al fine di adottare l’approccio più appropriato per proteggere se stessi e i propri dispositivi. Molti aspetti della nostra vita quotidiana possono diventare un punto di accesso per i cyber criminali, ma non tutti ne sono consapevoli.
Ecco cinque consigli per incrementare il livello di protezione:

1. Non fidarsi degli estranei è una regola imparata fin da piccoli, che vale anche nel mondo digitale. Infatti, non bisognerebbe mai aprire messaggi o cliccare su link ricevuti da persone che non si conoscono, che si tratti di e-mail, messaggi su Slack, Teams o Google Chat.

2. Monitorare la vostra salute va bene, farsi rubare i dati, no! Fitness tracker e orologi “intelligenti” hanno guadagnato popolarità nel corso degli anni perché sono un modo semplice per tenere sotto controllo la propria forma fisica, purtroppo però raccolgono molti dati personali. Chi li utilizza – o sta pensando di acquistarne uno – deve quindi assicurarsi di sapere esattamente come vengono utilizzati, archiviati e protetti i dati personali dalle differenti aziende.

3. Non raccontarsi troppo sui social network. Se questi canali permettono di condividere le passioni e i bei momenti con le persone care, bisogna fare attenzione a non condividere informazioni personali che potrebbero essere utilizzate per determinare password e domande di sicurezza, indicare un luogo o prevedere il comportamento. Si tratta infatti di una miniera d’oro per i criminali che cercano la loro prossima vittima.

4. Proteggere lo smartphone. Le applicazioni sono parte integrante della nostra vita quotidiana. C’è qualcosa per tutto: fare shopping, prendere un appuntamento con un medico, conoscere il proprio saldo bancario ed effettuare bonifici, o sapere quando innaffiare le piante. I cellulari hanno assunto il ruolo di assistente personale, sia in ambito privato che professionale, ma non sono meno vulnerabili agli attacchi. Pertanto, è importante verificare a quali dati ogni applicazione ha accesso. Inoltre, migliori processi di autenticazione – come l’autenticazione a più fattori – aiutano a garantire che gli smartphone non vengano sfruttati dagli aggressori per rubare dati personali.

5. Proteggere l’Internet of Things. Nei prossimi dieci anni, ogni consumatore avrà almeno 10 dispositivi collegati e, se non sono sicuri, ognuno di essi rappresenterà un modo per rubare dati sensibili. I dispositivi IoT, come le smart TV e i contatori collegati, sono sicuramente utili, ma richiedono molte informazioni e connessioni per funzionare correttamente. Inoltre, diventano ogni giorno più intelligenti e si integrano tra loro, creando case e aziende completamente connesse. Per metterli in sicurezza e chiudere tutti gli accessi alla rete, è necessario fidarsi solo di produttori rinomati, applicare ogni patch di sicurezza disponibile e aggiornare le loro password di default.

La tecnologia sta entrando sempre più nelle nostre abitudini e gran parte delle nostre attività nel tempo libero, acquisti o operazioni amministrative ora includono la navigazione online. Pertanto, la protezione dei nostri dati personali e la prova della nostra identità saranno al centro di tutto ciò che facciamo fino al 2030. E, chissà, forse il nostro frigorifero connesso saprà più cose su di noi di noi stessi.

Paolo Lossa, Country Sales Manager di CyberArk Italia



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