Indagine sul parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana

Pubblicato il 13 febbraio 2007

Occorrono misure concrete per favorire e accentuare il processo di rinnovamento delle strutture produttive: non solo ammortamenti liberi ma anche rottamazione. Diminuisce l’età media del parco macchine utensili e sistemi di produzione installato nell’industria italiana. Aumenta il grado di innovazione tecnologica degli stabilimenti produttivi. Cresce la quota di macchine presenti nelle piccole imprese, le vere protagoniste degli investimenti in beni strumentali.

Questo, in sintesi, quanto emerge dalla ricerca “Il Parco Macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana” giunta alla sua quarta edizione e realizzata da Ucimu-Sistemi per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, con il contributo di ministero del Commercio internazionale, Camera di Commercio di Milano e Banca Intesa Medio Credito.

L’indagine, condotta su un campione costituito da 3.000 imprese, fornisce il quadro su: età media, grado di automazione/integrazione, composizione e distribuzione (per settore, dimensione di impresa, aree territoriali) del parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria del paese, al 31 dicembre 2005.

In questo senso, lo studio, svolto con cadenza decennale, fotografa lo stato dell’industria manifatturiera italiana, proponendo interessanti indicazioni in merito al grado di competitività e alle potenzialità di sviluppo dell’intero sistema economico nazionale.

Dall’indagine emerge un quadro confortante circa lo stato di salute dell’industria italiana che rappresenta la vera risorsa per il mantenimento della competitività del paese.

Nonostante ciò, vi sono margini di miglioramento cui si aggiungono indicatori che segnalano un certo rallentamento nel processo, pur continuo, di aggiornamento del sistema produttivo.

Prosegue l’attività di investimento dell’industria italiana in beni strumentali. Essa si concretizza nel continuo accorciamento dell’età media del parco macchine installato che, nel 2005, si è attestata a 10 anni e 5 mesi. Nel 1996 (precedente rilevazione) era risultata pari a 10 anni e 10 mesi. Nel 1984, era di 12 anni e 7 mesi.

Aumenta il grado di automazione del parco macchine, rilevato dall’incidenza di macchine a controllo numerico sul totale. Nel 2005, un terzo delle macchine installate è a controllo numerico. Nella precedente rilevazione (1996), esse rappresentavano appena un quarto del totale dei sistemi di produzione presenti nell’industria del paese.

Parallelamente, cresce il grado di integrazione degli impianti produttivi. In altre parole, sono sempre di più le macchine che operano in modo integrato con altre macchine. In particolare, l’integrazione informatica, comune al 3,7% dei sistemi di produzione del parco, risulta più utilizzata di quella meccanica, estesa solo al 2,5%. Le macchine semplici, prive di qualsiasi tipo di integrazione, sono però ancora assai numerose. Esse rappresentano l’89% del totale del parco installato, a conferma che vi sono ancora ampi margini di miglioramento sui quali è opportuno intervenire al più presto.

Sono le piccole imprese a essere protagoniste degli investimenti in beni strumentali più rilevanti. In linea con una tendenza già emersa nelle edizioni precedenti dell’indagine (1984 e 1996), a fronte della diminuzione della quota di macchine presenti presso le unità produttive di maggiore dimensione, cresce la quota rilevata presso le unità più ridotte. In particolare, nel 2005, le piccole imprese (20-49 addetti) detengono il 52,8% del totale del parco macchine installato; le grandi (200 dipendenti e oltre) assorbono appena il 13,5% del totale. Nel 1996, le piccole imprese assorbivano una quota pari al 43,5%, di contro lo share sul totale delle grandi imprese era pari al 27,9%.

Queste indicazioni testimoniano che il processo di esternalizzazione delle lavorazioni meccaniche da parte delle grandi imprese si è consolidato nell’ultimo decennio. Le unità produttive di maggiore dimensione si dedicano soltanto alle lavorazioni più complesse.

Dall’analisi per tipologia di macchine, appare evidente come le grandi imprese siano quelle che, da più tempo e con maggiore convinzione, investono in nuove tecnologie. Al 31 dicembre 2005, la diffusione del controllo numerico riguarda il 46,7% del parco installato nelle grandi unità produttive. Nelle piccole imprese, le macchine a controllo numerico rappresentano, invece, il 26,6% del totale installato. Allo stesso modo, automazione e integrazione trovano il loro ambito favorevole nelle imprese di grandi dimensioni, dove la quota di macchine singole cala al 72,8%, mentre si riscontra la massima incidenza di automazione (7,2%), integrazione meccanica (9,7%) e integrazione informatica (10,2%).

Riguardo alla distribuzione geografica del parco macchine, l’indagine evidenzia che, con una quota pari al 28,4%, la Lombardia, pur restando la regione con il maggior numero di macchine installate, perde progressivamente peso a favore delle aree del Triveneto (19,5%) e dell’Emilia Romagna (13,3%).

Dall’analisi dei dati ripartiti per settore, emerge che quasi la metà del parco complessivo (49,4%) è installata presso stabilimenti che realizzano prodotti in metallo (fonderie, fucinatura, stampaggio, carpenterie, caldaie, serbatoi, utensili, seconda trasformazione dei metalli, trattamento, rivestimento, ecc.).

Il secondo settore per quantità di macchine installate (24,7% sul totale) è quello dei costruttori di macchinari e materiale meccanico (macchine agricole, macchine utensili per metalli e robot industriali, macchine tessili e per l’abbigliamento, macchine per l’industria alimentare, chimica, della plastica, lavorazione del legno, macchine per le industrie estrattive, edilizie, siderurgiche, ecc.).

Il settore dei trasporti, cui fanno capo i costruttori di autoveicoli e di altri mezzi, è il fanalino di coda per quantità di macchine installate (il 9,8% sul parco totale), segno che, evidentemente, i costruttori hanno consolidato l’esternalizzazione delle lavorazioni meccaniche che vengono effettuate, in misura preponderante, da imprese del settore dei prodotti in metallo.

Dalla ricerca emerge che sono le piccole imprese le vere protagoniste della attività di investimento in beni strumentali. Nelle piccole imprese, infatti, risulta installato oltre la metà del parco macchine. Se si analizza però il livello di automazione e integrazione dei beni strumentali tipico di queste realtà produttive, esso risulta basso, inferiore rispetto a quello delle unità produttive più grandi. “Se ne deduce che le piccole imprese riescono oggi a operare grazie alla decisione delle grandi di esternalizzare le lavorazioni meccaniche. Il rischio, però, di crollo dell’intero sistema industriale costruito in funzione, e intorno, a poche grandi imprese è elevatissimo. Occorre quindi pensare di supportare le piccole imprese, così operose e attive, affinché possano crescere e strutturarsi maggiormente, contribuendo al consolidamento dell’intero sistema economico. A tal proposito Ucimu-Sistemi per Produrre sottolinea, ancora una volta, la necessità di rendere fiscalmente neutrali tutti i processi di fusione, aggregazione e alleanze tra imprese aventi obiettivi comuni, strategia che, tra l’altro, permette di meglio presidiare il mercato internazionale”.