Gen-AI worker: usate l’AI in modo responsabile rispettando le norme
Solo nel Regno Unito quasi 1 su 5 utilizza tool vietati di Gen-AI. Ecco i consigli per evitare errori e rispettare le norme
I “Gen-AI worker” sono spesso poco responsabili: solo nel regno unito quasi 1 su 5 utilizza tool vietati. Del resto il trend è globale e coinvolge anche il 15% della forza lavoro “born in the USA”. Soluzioni per invertire il trend e aumentare la consapevolezza dei professionisti? Innumerevoli: dai “Gen-AI mentorship program” ai “generative brainstorming forum”, fino ai cosiddetti “artificial intelligence hackaton”.
“La scommessa è educare all’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie e non smettere mai di ricordare che non c’è ragione per vedere nella privacy un’antagonista dell’innovazione”, afferma Guido Scorza, componente del Collegio del Garante della Privacy. Sulla stessa lunghezza d’onda si confermano anche Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, organizzatori dell’AI WEEK: “Sfruttare le potenzialità della Generative AI è un privilegio, farlo senza conoscenza e senza osservare le normative vigenti è diabolico”.
“Il rispetto nasce dalla conoscenza e la conoscenza richiede impegno, investimento e sforzo”:
mai banali le parole del giornalista e scrittore Tiziano Terzani, le quali definiscono nel migliore dei modi la contemporaneità e il mondo del lavoro, soprattutto, se collegate alle nuove tecnologie.
Entrando più nel dettaglio, secondo una serie di ricerche condotte sulle principali testate internazionali del settore da Espresso Communication, per conto di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice, numerosi professionisti a livello globale utilizzano strumenti e tool d’intelligenza artificiale generativa senza conoscerli nel migliore dei modi e, la maggior parte delle volte, senza rispettare vincoli e normative vigenti.
Le ‘prove’
Conferme in merito giungono, in primis, da Linkedin: stando a un recente approfondimento, nel corso dell’ultimo anno quasi 1 lavoratore su 5 nel Regno Unito ha utilizzato piattaforme di generative AI non consentite o addirittura vietate per svolgere le proprie mansioni quotidiane.
Ma non è tutto, perché il 45% dei dipendenti britannici, nello stesso arco di tempo, ha sfruttato le potenzialità di queste “digital platform” senza il consenso del proprio datore di lavoro o responsabile operativo.
E ancora, il trend coinvolge persino gli Stati Uniti. A questo proposito risalta l’indagine strutturata da Help Net Security, secondo cui l’81% degli impiegati statunitensi dichiara di non aver mai ricevuto una formazione adeguata in ottica Generative AI e il 15% di questi ultimi utilizza strumenti non autorizzati.
E in Italia?
Come si sta diffondendo la conoscenza dell’intelligenza artificiale generativa all’interno delle mura aziendali? La situazione generale risulta positiva e, per di più, in costante miglioramento: a confermarlo è l’Osservatorio Intelligenza Artificiale della School of Management del Politecnico di Milano, in cui emerge che nell’ultimo anno 2 organizzazioni italiane su 3 hanno già elaborato un piano per applicare l’AI Generativa nei processi operativi e una su 4 ha avviato una sperimentazione. Arrivati a questo punto, una domanda sorge spontanea nelle menti di manager e imprenditori: esistono delle soluzioni per invertire il trend e accrescere la consapevolezza dei dipendenti al fine di creare una nuova generazione di “Gen-AI workers” responsabili?
La risposta è sì e arriva proprio dall’Italia grazie a una serie di esperti del settore che, per l’occasione, scendono in campo proponendo consigli mirati e strategici.
In particolar modo, spiccano gli spunti offerti da Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, founder di Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e ideatori della cosiddetta settimana dedicata all’intelligenza artificiale, ovvero l’AI Week:
“Al giorno d’oggi sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa è un privilegio, ma farlo senza conoscenza e senza osservare le normative vigenti è pressoché diabolico. Le nuove tecnologie si aggiornano quotidianamente e, proprio per questo, siamo chiamati a studiare e apprendere velocemente come funzionano piattaforme, strumenti e tool al fine di applicarli correttamente e, di conseguenza, velocizzare i processi operativi e perfezionare i nostri risultati. A questo proposito, dirigenti e CEO non disperate perché soluzioni per cambiare rotta ce ne sono eccome”.
“La prima della lista è organizzare a cadenza variabile “Gen-AI mentorship programs“, vale a dire appuntamenti o sessioni di apprendimento, sia in presenza sia da remoto, in compagnia di mentori che, alternando lezioni teoriche alla spiegazione di esempi pratici, fanno capire a dipendenti di ogni età come utilizzare la tecnologia, selezionando anche le piattaforme più funzionali e, soprattutto, approvate dalla legge. Dopo aver insegnato una base solida a tutti i componenti del team, possono essere strutturati quando possibile anche dei «generative brainstorming forum» in cui la squadra viene suddivisa in piccoli gruppi e i componenti di ogni piccolo nucleo condividono idee innovative per applicare la Gen-AI e creare strategie creative o risolvere imprevisti in lassi di tempo relativamente brevi”.
“Questo tema, insieme a molti altri e in compagnia di personalità di spessore internazionale, verrà approfondito al meglio in occasione della nostra AI Week che quest’anno di terrà dal 12 al 16 maggio con due giornate in presenza, il 13 e il 14, a Rho Fiera Milano”.
Presente alla AI Week
Sulla stessa lunghezza d’onda, si dimostra anche un’altra figura di spicco del settore, ovvero Guido Scorza, componente del Collegio del Garante della Privacy, oltre che speaker alla prossima AI Week:
“Se si parte dal presupposto che innovazione tecnologica e business non sono più importanti dei diritti, a cominciare da quello della privacy, protagonista indiscusso della rivoluzione algoritmica in corso, si aprono sconfinate praterie per trarre proprio dall’intelligenza artificiale enormi vantaggi competitivi senza imporre inutili sacrifici a utenti e consumatori e senza esporsi al rischio di incidenti reputazionali capaci di annullare ogni beneficio conseguito nello spazio di poche ore. Per riuscirci, però, non ci sono scorciatoie. Serve formazione continua basata su un approccio multidisciplinare rivolta a tutte le anime dell’azienda perché nessuna sarà risparmiata dall’impatto dell’AI. La protezione dei dati personali, in questa prospettiva, non è un ostacolo ma un volano e una leva di business straordinariamente preziosa”.
Fanno seguito alle parole di Scorza ulteriori consigli a cura degli esperti coinvolti per aprire le porte delle aziende all’intelligenza artificiale generativa in totale consapevolezza. Non può mancare all’interno di questo vademecum fatto di idee e spunti mirati ed efficaci l’inserimento nel gruppo di lavoro di un CAIO, ovvero di un Chief Artificial Intelligence Officer che, oltre a prendere scelte strategiche in ottica business, funge anche da insegnante, anzi da vero e proprio professore interno dell’AI a disposizione di colleghi e leader d’impresa per consulenze e insegnamenti a seconda delle necessità.
Restando sulla stessa lunghezza d’onda, Global Finance mette in risalto un dato interessante:
solo negli Stati Uniti, l’11% delle aziende di medie e grandi dimensioni ha già designato un CAIO e il 21% ne sta attivamente cercando uno. E non è finita qui, al fine di motivare i singoli impiegati ad aggiornarsi continuamente sulle ultime novità legate all’intelligenza artificiale generativa i datori di lavoro possono proporre loro corsi o seminari che prevedono anche la consegna di certificazioni o attestati di partecipazione.
In questo modo non solo i lavoratori arricchiscono i loro CV, ma anche la stessa azienda cresce e diventa sempre più “skillata” per affrontare presente e futuro con saggezza e determinazione. Per ultimi, ma non meno importanti, ecco gli “artificial intelligence hackaton”: sono vere e proprie gare a cui possono partecipare organizzazioni, agenzie e realtà del territorio per testare il loro livello di conoscenza dell’intelligenza artificiale a 360°. In queste specifiche occasioni, funzionali anche in ottica team building, i partecipanti vengono messi alla prova e spinti ad acquisire nuove competenze all’interno di un contesto competitivo e, allo stesso tempo, collaborativo.
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