Brexit: quali le strategie di risk assessment servono alle imprese?

Brexit: come affrontare il ‘divorzio del secolo’

Durante un convegno ANRA esperti internazionali hanno fatto il punto della situazione e analizzato l’impatto per le aziende italiane

Pubblicato il 9 aprile 2019

A Milano, un convegno organizzato da ANRA (associazione nazionale dei Risk Manager) dal titolo “Brexit: rischi e opportunità del divorzio del secolo” ha tentato di fare chiarezza sui possibili sviluppi di questa delicatissima fase internazionale e fornire alle aziende strumenti e consigli per affrontarlo al meglio.
“Il mercato del Regno Unito vale per l’Italia oltre 23,5 miliardi di euro in esportazioni, troppi per permettersi di lasciare una decisione anche solo parzialmente al caso. Diventa fondamentale per le aziende italiane, dunque, un accurato lavoro di risk assesment, che dia loro tutti gli strumenti necessari per muoversi in questo terreno insidioso” commenta Alessandro De Felice, presidente ANRA.

Sul fronte italiano, per cercare di contenere l’inevitabile impatto di un No Deal, è stato da poco approvato il decreto Brexit, che prevede la possibilità per banche, assicurazioni e intermediari finanziari britannici di continuare a lavorare in Italia anche dopo un’eventuale Brexit senza accordo, ricreando in sostanza quello scenario di “uscita morbida” delineato inizialmente da Bruxelles, allo scopo di garantire una certa stabilità e integrità del sistema finanziario.

All’incontro sono intervenuti personaggi di spicco come Ken O’Flaherty, Vice Capo Missione dell’Ambasciata Britannica in Italia, che ha evidenziato fra gli aspetti più critici da considerare, come il Regno Unito abbia per l’Italia un ruolo fondamentale nell’accesso ai mercati globali dei capitali, nonché la necessità di mitigare i rischi anche per quanto riguarda la gestione dei dati personali. John Ludlow, Chief Executive Officer AIRMIC (Associazione britannica dei risk e insurance manager) si è soffermato in particolare sull’impatto che un’uscita disordinata avrebbe su molte imprese nel Regno Unito, impattando sulla valuta, sulla libera circolazione delle merci, attraverso l’introduzione di dazi e il rischio di incorrere in un eccessivo protezionismo, e in particolare sulla supply chain, forse l’aspetto più critico che avrà un effetto pesante soprattutto per quelle imprese e quei settori con una filiera lunga. Il ruolo del risk manager nel preparare le imprese ad affrontare questo scenario è dunque fondamentale.

Concorde anche Andrea Goldstein, Responsabile per le economie emergenti – Divisione degli Investimenti Internazionali OCSE, che ha ripercorso la storia delle relazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea, sottolineando poi come il single market abbia portato molti benefici a UK, sostenendo la crescita economica degli ultimi anni. Ha inoltre analizzato gli effetti di Brexit già visibili o prevedibili sulle imprese con un approfondimento su uno dei settori già più colpiti, quello dell’automotive. Mark Lowe, Risk Advisor e Membro Advisory Board Pyramid Temi Group, ha sottolineato il generale malcontento delle imprese per la situazione, di cui è impossibile calcolare quale sarà il costo finale e come, a causa della totale incertezza negli scenari futuri in termini di risk analysis, Brexit sia una sfida di creatività e pazienza e un esercizio per testare le capacità di pianificare l’ignoto.

A seguire è intervenuta Ayleen Frete, Regional Practice Leader London Allianz Multinational, che ha approfondito la prospettiva di un operatore assicurativo globale, spiegando come dovendo il settore assicurativo sottostare a molteplici regolamentazioni e rispondere a diverse Authority, sia stato fondamentale muoversi in fretta nell’interfacciarsi con tutti questi attori, prefigurando il peggiore scenario possibile per assicurarsi di poter operare anche in caso di ‘hard Brexit’. In chiusura Barnaby Hinnigan, Partner Herbert Smith Freehills, affrontando gli aspetti legali e regolatori, ha sottolineato come sia importante ridurre al minimo l’impatto sui clienti dell’Area Economica Europea, anche attraverso l’inserimento di clausole Brexit nelle polizze, e lavorare per mantenere il più a lungo possibile il modello attuale, in modo da predisporre soluzioni e risorse per prepararsi a quello che sarà il nuovo scenario normativo.



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