650 miliardi di dollari entro il 2030 per l’industria dell’auto grazie ai Software Defined Vehicle

Nei prossimi 7 anni le auto con funzionalità abilitate attraverso i software faranno triplicare i ricavi degli OEM e raddoppieranno il mercato dei fornitori di software ed elettronica automobilistica

Pubblicato il 29 settembre 2023

Il mondo dell’auto continua il suo percorso di trasformazione, complice la transizione da motori a combustione interna ai veicoli elettrici (EV), nonché il passaggio a sistemi sempre più complessi e basati sui software. Oggi vediamo infatti come tra due industrie completamente diverse, l’industria automobilistica e quella tecnologica, il confine sia sempre più sfumato, determinando per il settore la trasformazione più impegnativa degli ultimi cento anni.

Boston Consulting Group (BCG), in collaborazione con il World Economic Forum, ha studiato da vicino il lavoro dei leader dell’industria automobilistica, della nuova mobilità e del settore tecnologico di tutto il mondo lanciando l’iniziativa Automotive in the Software-Driven Era per incentivare la collaborazione tra diverse aziende e tra pubblico e privato. Questo progetto ha permesso a BCG e WEF di misurare la portata del cambiamento che oggi interessa il settore, i cui risultati sono racchiusi nel nuovo report Rewriting the Rules of Software-Defined Vehicles.

I Software Defined Vehicle (SDV)

I Software Defined Vehicle (SDV), oggi agli albori, continueranno ad evolversi nel corso del prossimo decennio, creando un potenziale valore di più di 650 miliardi di dollari per l’industria automobilistica entro il 2030, ovvero dal 15% al 20% del suo valore totale.

I ricavi degli OEM derivanti dal comparto software ed elettronica automobilistica cresceranno infatti di quasi tre volte da oggi e il 2030, passando dagli attuali 87 miliardi di dollari a 248 miliardi di dollari. Anche i fornitori di software ed elettronica automobilistica vedranno raddoppiare il proprio mercato, che passerà da 236 miliardi di dollari a 411 miliardi di dollari.

“I ricavi da software nei prossimi anni dipenderanno dal grado di esperienza digitale nella guida rispetto a quella meccanica. Nei prossimi anni sarà infatti possibile aggiornare il veicolo oppure acquistare dei pacchetti per avere prestazioni più performanti attraverso degli abbonamenti, migliorando l’esperienza e senza dovere intervenire sull’hardware. Non solo un modo per fare durare più a lungo i modelli, ma anche per dare al cliente la sensazione di avere un’auto sempre nuova, cambiando completamente il paradigma del comparto” afferma Giuseppe Collino, Managing Director e Partner di BCG.

Collaborazione tra industry

In passato la collaborazione tra le diverse industry era limitata, poiché la maggior parte delle aziende cercava di sviluppare soluzioni individuali per guadagnare terreno rispetto ai competitor. La sempre maggiore complessità tecnologica e le dinamiche all’interno dell’ecosistema rendono ora essenziali la creazione di partnership e la collaborazione cross-industry per portare su scala il cambiamento, migliorare la sicurezza delle auto e soddisfare le esigenze dei clienti.

“La componente software nelle auto sarà sempre più determinante, ma per fare il salto di qualità serviranno diversi elementi: dal veicolo, alla capacità computazionale, al software di base, alla capacità di aggiornamento e connessione da remoto a un ecosistema di partnership. Tutto questo al momento risulta ancora complesso, se non impossibile, per le case automobilistiche tradizionali. Dall’altro lato abbiamo i tech player, che si scontrano a loro volta con la complessità del fare l’auto, il “production hell” di cui parla Elon Musk. Le due anime devono quindi coesistere, per questo motivo sarà essenziale avviare le giuste collaborazioni” conclude Collino.

I 5 elementi chiave del mercato SDV

I 5 elementi chiave del mercato SDV, che i player dovranno tenere in considerazione sono:

  1. Per sbloccare la crescita dei SDV, ancora oscurata dalle complessità legate al loro sviluppo, le diverse industry dovranno collaborare in modo da guadagnare volumi di mercato.
  2. La collaborazione deve partire da una tassonomia delle tecnologie che sia comune tra le diverse industry.
  3. Bisognerà poi allineare i diversi settori attraverso lo sviluppo di piattaforme interoperabili, che guideranno la redditività del comparto.
  4. Ogni area geografica presenta diverse velocità di innovazione, diversi utilizzi da parte degli utenti e diverse regolamentazioni, per cui sarà importante creare dei cluster di collaborazione a livello locale.
  5. Per operare in un mercato orientato alla collaborazione, le aziende devono sviluppare le proprie capacità di collaborazione interna ed esterna, includendole nel proprio modello operativo.

Fonte foto apertura Pixabay_0532-2008



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