AO_468
MARZO 2026 AUTOMAZIONE OGGI 468 | 93 di impianti in fase di sviluppo preliminare o avanzato, e solo in numero più ridotto già operativi o in costruzione, che insieme costi- tuiscono, nel 2025, circa il 21% della capacità di cattura annunciata (108 Mt di CO 2 su 513). Le soluzioni di cattura applicabili all’indu- stria rientrano prevalentemente nella cate- goria della Point Source Capture, in cui la CO₂ viene separata direttamente nei punti di emissione. Le tecnologie disponibili si diffe- renziano sia per l’approccio di integrazione nei processi industriali, sia per i meccanismi chimico-fisici di separazione della CO₂ dai fumi: tra le opzioni più mature figurano l’as- sorbimento chimico e fisico tramite solventi, l’adsorbimento e la separazione mediante membrane, ciascuna con specifici punti di forza o criticità e impatti differenziati sui costi di cattura a seconda del settore indu- striale di applicazione. Il rapporto confronta la capacità di cattura operativa a livello glo- bale nel 2025 (64 Mt all’anno) con quella at- tesa nel 2030 (337 Mt all’anno). I cambiamenti sono evidenti: mentre oggi la maggior parte delle emissioni catturate deri- vano dal trattamento del gas naturale (64%), dalla trasformazione dei combustibili (18%) e dal settore chimico (8%), nel 2030 la gene- razione di elettricità e calore e la termovalo- rizzazione costituiranno il 19% della capacità di cattura operativa (nel 2025 rappresen- tavano il 5%) e crescerà notevolmente il peso del cemento (da 1% a 8%), mentre si ridurrà il contributo del trattamento del gas naturale (da 64% a 27%). Una terza trasfor- mazione è poi legata alla destinazione delle emissioni catturate: l’utilizzo di CO 2 cattu- rata in pratiche non sostenibili come l’EOR (Enhanced Oil Recovery, iniezione in giaci- menti petroliferi per aumentare l’efficienza del processo di estrazione), che oggi rap- presenta il principale sbocco, andrà via via riducendosi, mentre crescerà notevolmente il ruolo dello stoccaggio permanente come destinazione finale del carbonio, che salirà dal 22% del 2025 al 66% nel 2030. Trasporto e stoccaggio Alla luce di queste novità, assumono sempre più rilevanza le infrastrutture di trasporto e stoccaggio. Il trasporto via pipeline rappre- senta la soluzione più efficiente per la ge- stione di grandi volumi di CO₂ su distanze medio-brevi, mentre la nave viene preferita sulle lunghe distanze. Per quanto riguarda lo stoccaggio, in Italia è attualmente consentito esclusivamente l’utilizzo di giacimenti esau- riti di idrocarburi, mentre gli acquiferi salini, che mostrano un potenziale nettamente superiore, costituiscono una delle principali opzioni già operative nel Nord Europa. Paral- lelamente, sono in fase di sviluppo soluzioni alternative, quali la mineralizzazione della CO₂ e il suo utilizzo in prodotti a lunga du- rata, in linea con una progressiva evoluzione verso un’economia circolare. Se poi si consi- derano solo i progetti di cattura abbinata allo stoccaggio permanente della CO 2 si eviden- zia come gli annunci degli operatori siano allineati alle ambizioni tracciate dalla nor- mativa: dei 222 Mt di capacità attesa entro il 2030, 44 Mt (20%) si trovano in Europa, in linea con l’obiettivo fissato dal Net-Zero In- dustry Act a 50 Mt all’anno. Tuttavia, le previsioni per l’Europa sono meno ottimistiche quando si sposta l’atten- zione ai progetti infrastrutturali e, in parti- colare, a quelli di stoccaggio del carbonio: a fine settembre 2025, infatti, i progetti con entrata in esercizio entro il 2030 erano solo 16. Sommando le capacità di iniezione an- nunciate si raggiungono 28,6 MtCO 2 /anno, il 57% dell’obiettivo europeo. A fine settembre 2025, solo 2 progetti, per un totale di 2,9 Mt/ anno (5,8% dell’obiettivo Nzia) avevano rag- giunto lo stato di Final Investment Decision. Dal punto di vista dei modelli di business, il mercato della Ccus sta evolvendo da configu- razioni ‘full-chain’, in cui un singolo attore ge- stisce l’intera filiera, a modelli ‘partial-chain”, caratterizzati da una maggiore specializza- zione dei soggetti coinvolti nelle fasi di cat- tura, trasporto e stoccaggio. Per gli emettitori risultano centrali due aspetti: la definizione delle tariffe di tra- sporto e stoccaggio, che possono essere regolate o negoziate bilateralmente, e la possibilità di attivare meccanismi di revenue stacking. Oltre al risparmio sui costi ETS, le principali fonti potenziali di ricavo includono la vendita di CO₂ come commodity, i crediti di CO₂ e i prodotti low-carbon venduti con un green premium, sebbene tali mercati pre- sentino oggi un livello di maturità ancora li- mitato. Le analisi economiche presentate nel rapporto, condotte sui settori del cemento, della generazione elettrica in centrali a gas e della termovalorizzazione mostrano che, alle condizioni attuali, la CCS non risulta econo- micamente competitiva rispetto allo scena- rio senza cattura. I costi di cattura, trasporto e stoccaggio incidono in modo significativo su quelli di produzione finali, determinando aumenti rilevanti dei prezzi di cemento ed energia. Tuttavia, l’atteso incremento e la crescente volatilità del prezzo delle emissioni ETS potrebbero migliorare la competitività relativa della CCS. Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di Energy&Strategy PoliMI School Of Management Politecnico di Milano (www.som.polimi.it) L’andamento delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) in Unione Europea, confrontato con gli obiettivi futuri definiti attraverso la Legge Europea sul Clima (al 2020 e al 2030) e gli obiettivi proposti (al 2040) Fonte: European Environment Agency (EEA)
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