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Trasformazione digitale: la tecnologia da sola non bastaERT

Quando si parla di trasformazione digitale, il rischio è sempre lo stesso: concentrarsi sugli strumenti e dimenticare il motivo per cui li si sta adottando. Oggi le aziende hanno a disposizione tecnologie sempre più evolute, dall’intelligenza artificiale ai digital twin, passando per analytics e piattaforme di gestione dei dati. Eppure molte continuano a investire senza ottenere il ritorno che si aspettavano.

Il motivo è semplice: la tecnologia, da sola, non cambia un’azienda.

È questo il messaggio che emerge dall’intervista a Franco Megali, vicepresidente e CEO di Siemens Digital Industries Software per Italia, Israele e Grecia. Secondo Megali, il primo errore che molte imprese commettono è affrontare la trasformazione digitale come se fosse un progetto informatico. In realtà è molto di più: è un cambiamento che coinvolge il modo in cui un’azienda lavora, prende decisioni e mette in relazione persone, processi e informazioni.

La trasformazione digitale non è una meta da raggiungere una volta per tutte. È un percorso continuo che richiede una direzione chiara. Per questo motivo partire dalla scelta della tecnologia è spesso un errore. Prima bisogna capire dove si vuole arrivare come azienda, quali problemi si vogliono risolvere e quali obiettivi di business si intendono raggiungere.

Solo dopo ha senso scegliere gli strumenti più adatti.

Un altro errore molto comune è quello di digitalizzare processi che, in realtà, andrebbero completamente ripensati. Se un processo è lento o inefficiente, trasformarlo in digitale non lo renderà automaticamente migliore. Anzi, nella maggior parte dei casi si finisce semplicemente per fare più velocemente le stesse cose sbagliate.

La vera innovazione nasce quando si ha il coraggio di mettere in discussione il classico “abbiamo sempre fatto così“. È in quel momento che la tecnologia diventa davvero un’opportunità per semplificare il lavoro, migliorare la collaborazione tra i reparti e prendere decisioni più efficaci.

C’è poi un altro aspetto che viene spesso sottovalutato: i dati. Oggi si parla continuamente di intelligenza artificiale, ma senza dati affidabili e ben organizzati l’AI non può fare miracoli. Investire in strumenti avanzati senza costruire prima una solida base informativa significa partire con il piede sbagliato.

Per questo Megali sottolinea come il vero investimento da fare sia nella qualità dei dati e nella loro integrazione. Non basta che ogni reparto gestisca bene le proprie informazioni: serve una visione unica dell’azienda, in cui produzione, progettazione, operations e management condividano gli stessi dati. Solo così è possibile prendere decisioni rapide e realmente basate sui fatti.

Anche sul tema dell’intelligenza artificiale il suo punto di vista è molto concreto. L’AI non sostituirà le persone, ma diventerà uno strumento capace di renderle più efficaci. Megali la paragona a un esoscheletro o a una bicicletta a pedalata assistita: non pedala al posto nostro, ma ci permette di andare più lontano con meno fatica.

Lo stesso vale per gli ingegneri e per tutte le figure tecniche. L’intelligenza artificiale potrà automatizzare molte attività ripetitive, lasciando però alle persone tutto ciò che richiede esperienza, creatività e capacità di giudizio. In altre parole, cambierà il modo di lavorare, non il valore del lavoro umano.

Un altro luogo comune riguarda le piccole e medie imprese italiane. Si dice spesso che siano in ritardo rispetto alla digitalizzazione, ma la realtà è più sfumata. Molte aziende che competono sui mercati internazionali hanno già avviato percorsi molto avanzati di innovazione. Altre, invece, stanno ancora recuperando terreno.

Guardando ai prossimi anni, alcune tecnologie diventeranno sempre più centrali. Tra queste c’è sicuramente il digital twin, il cosiddetto gemello digitale, destinato a diventare uno strumento sempre più diffuso per simulare prodotti, processi e impianti prima ancora che vengano realizzati o modificati.

Anche il rapporto tra dati e macchine cambierà profondamente. Le macchine industriali hanno ormai raggiunto livelli di automazione molto elevati. Oggi il vero valore nasce dalle informazioni che producono e dalla capacità di trasformarle in decisioni migliori. Non significa che i dati siano più importanti delle macchine, ma che senza interpretarli correttamente si perde gran parte del loro potenziale.

Infine, c’è il tema dell’Industria 5.0. Più che una rivoluzione, rappresenta un’evoluzione dell’Industria 4.0. Se quest’ultima aveva posto al centro la tecnologia, la nuova fase mette al centro anche le persone, la sostenibilità e la collaborazione tra uomo e macchina. La tecnologia non è più il fine, ma uno strumento per creare organizzazioni più efficienti, più resilienti e più attente al valore umano.

Se dovesse riassumere tutto questo in due parole, Megali sceglierebbe “integrazione” e “sincronia”. Integrazione tra persone, dati, processi e tecnologie. Sincronia perché tutti questi elementi devono lavorare insieme, nello stesso momento e nella stessa direzione. È questa, probabilmente, la vera sfida della trasformazione digitale: non adottare più tecnologia, ma far sì che tutta l’azienda impari a usarla in modo coordinato per prendere decisioni migliori e costruire il proprio futuro.

Intervista a Franco Megali, vicepresidente e CEO di Siemens Digital Industries Software per Italia, Israele e Grecia