Non è tutto oro quel che luccica… però in Valcambi ha sempre il suo valore: argento, platino, palladio… Nei ‘Tesori’, ovvero i depositi, dell’azienda elvetica i metalli in attesa di lavorazione sono tutti preziosi. Fermi nei depositi, però, restano pochissimo, il meno possibile – e l’oro non si ferma proprio mai, perché, come ci spiega Simone Knobloch, COO – Chief Operating Officer di Valcambi SA e nostra ‘guida’ durante l’esclusiva visita all’interno del sito produttivo, tenerlo stoccato costerebbe troppo.
“Il costo di transito dell’oro è elevato, dato il suo valore di mercato, per cui, in caso di necessità, durante i picchi di lavoro, si tiene a magazzino piuttosto l’argento, ma sempre il meno possibile. Solitamente il carico che arriva il lunedì, con trasporti speciali dall’aeroporto internazionale di Zurigo, e riparte al massimo il venerdì seguente, facendo lo stesso percorso a ritroso”.
Entrato a far parte del team Quality Management di Valcambi nel 2013, Knobloch è stato nominato COO dell’azienda l’anno successivo. Laureato in Chimica e con un master post-laurea in Scienza dei polimeri al Politecnico di Milano, ha lavorato come management system manager in diverse realtà prima di approdare a Balerna, in Canton Ticino, dove ha sede Valcambi. E non a caso, nel 1961, i soci fondatori – un gruppo di imprenditori svizzeri già attivi nel settore – hanno scelto la Svizzera come sede dell’allora ‘Valori e Cambi’, specializzata nel trattamento di oro e metalli.
Oro in abbondanza
La società ha una capacità di produzione annuale superiore a 1.200 tonnellate per l’oro e 400 tonnellate per l’argento: nel 2023 ha processato oltre 5 tonnellate di metalli preziosi al giorno e prodotto giornalmente più di 7 tonnellate di lingotti e monete d’oro, oltre a 2,5 tonnellate di lingotti e monete d’argento. I processi adottati consentono di raffinare l’oro fino a una purezza di 999,99 parti per mille, l’argento fino a 999,9 parti per mille e il platino e il palladio fino a oltre 999,5 parti per mille.
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Questo permette all’azienda di proporre un’ampia gamma di prodotti finiti e semilavorati per un’altrettanta ampia gamma di mercati e tipologie di clienti, anche se per scelta, Valcambi da sempre si concentra esclusivamente sulla raffinazione, evitando attività commerciali o di distribuzione al dettaglio, che avrebbero potuto generare conflitti d’interesse.
Nel sito produttivo transitano ogni giorno milioni di euro sotto forma di lingotti, gli stessi che abitano i caveau blindati delle banche: non fanno gola a rapinatori e ladri?
Come vi difendete?
“Non ci sono mai stati episodi legati a rapine o furti in azienda. Del resto, la Svizzera è stata scelta anche per la sicurezza che offre. Siamo a pochi passi dal confine, che all’occorrenza può essere chiuso, in un Paese molto sicuro e controllato: non è un caso se tre delle maggiori aziende del settore hanno sede qui vicino” precisa Knobloch.
Le procedure per entrare (e uscire) dal sito produttivo sono simili a quelle al check-in di un aeroporto; in uscita, ogni individuo viene controllato con un metal detector che rivela la presenza di metalli. In alcuni passaggi ci sono doppie porte, come in banca.
Perché automatizzare?
La volatilità del mercato dell’oro e dei preziosi in generale, fortemente soggetto a fluttuazioni, legate alle tensioni geopolitiche, all’inflazione, a instabilità finanziaria e incertezze sulla crescita economica mondiale, ha spinto Valcambi verso l’automazione. I metal trader non aspettano, quando ricevono un ordine lo devono subito evadere e stare sempre al passo è cruciale.
“La ‘corsa all’oro’, da sempre percepito come ‘bene rifugio’, spinge costantemente i prezzi di questo metallo prezioso a nuovi massimi” spiega Knobloch. “E quando la domanda accelera, la velocità di risposta è fondamentale: se non siamo preparati a rispondere, i metal trader si rivolgono subito a un fornitore concorrente. Quando ci chiedono un certo quantitativo di una certa tipologia di lingotto, dobbiamo poterlo fornire immediatamente”.
“Per questo dobbiamo sempre avere le linee pronte a operare e il personale necessario a farlo, nonostante si alternino anche periodi di minore attività. Del resto, le operazioni sono molto specifiche, per cui non possiamo basarci su collaboratori non specializzati e saltuari, che oltretutto potrebbero non essere disponibili quando ci occorrono. Né il tipo di business di cui ci occupiamo, per questioni legate a discrezione e sicurezza, ci consentirebbero di impiegare personale temporaneo” prosegue Knobloch.
L’automazione dei processi permette invece di ridurre la manodopera, quella che sarebbe inattiva nei momenti in cui la richiesta cala, e di velocizzare i processi, per una risposta più veloce e immediata alle richieste del mercato, riducendo i tempi di transito. Ne trae beneficio anche la sicurezza, in quanto l’automazione può essere impiegata in operazioni usuranti o pericolose, che necessariamente sono presenti in una fonderia.
Oro da fondere
L’oro da lavorare giunge in Valcambi sotto svariate forme: il cosiddetto ‘doré’ proviene direttamente dalle miniere che lo estraggono, come pure può derivare da scarti industriali e da gioielleria riciclata, o da metalli da investimento posseduti da privati, istituzioni finanziarie e governative.
I lingotti arrivano grezzi, in forma di ‘piastre’ dove i materiali sono misti, preziosi e vili insieme, da separare.
“La composizione del materiale grezzo è tipica del luogo di provenienza, se parliamo di miniere, tanto che in Valcambi abbiamo costruito nel tempo un vero e proprio database in cui sono classificate le miniere, e a volte addirittura i singoli filoni” ci illustra il COO. “In questo modo, abbiamo semplificato le operazioni di verifica del carico in arrivo: dobbiamo sempre controllare che il materiale che accettiamo abbia una composizione conforme a quanto dichiarato dal fornitore, sia come provenienza del materiale, per questioni di legge, per evitare l’utilizzo di metalli provenienti da fonti illecite o eticamente controverse, sia a livello di quantitativo e purezza del metallo prezioso contenuto nel lingotto grezzo”.
Per questo il lingotto grezzo viene fuso ottenendo una massa omogenea; poi viene sottoposto a raffinazione, ovvero il processo di separazione dei metalli, che porta all’ottenimento di un prodotto della massima purezza, pronto per essere venduto a banche e trader come oro da investimento, oppure da impiegare nell’industria orafa e orologiaia.
“Questi sono mercati per noi marginali, anche se più prevedibili e stabili, laddove i grandi marchi pianificano le collezioni, e quindi i materiali di cui necessitano per realizzarle, con un certo anticipo” osserva il COO.
Il processo: dalla raffinazione al packaging
Per separare l’argento dall’oro, oltre alla coppellazione, che implica la fusione del lingotto, vengono impiegate anche altre tecniche, che si basano su processi chimici ed elettrochimici differenti a seconda della natura degli elementi in gioco. In questo caso si maneggiano sostanze tossiche, per le quali, ovviamente, lo stabilimento applica rigorose pratiche di ‘health and safety’, attenendosi a tutte le leggi, alle normative e alle politiche ambientali del caso, anche in materia di smaltimento dei materiali di scarto. La separazione dell’argento, per esempio. può avvenire con il metodo della raffinazione elettrolitica con l’impiego di acidi.
Il risultato finale di queste lavorazioni è la creazione di lingotti di oro puro, che vengono poi tagliati per ottenere diversi formati e gradi di purezza: l’oro da investimento deve essere almeno 995 millesimi, mentre le leghe per orologeria e gioielleria sono normalmente a 750 millesimi (18 carati). Oltre a barre di metallo prezioso ad alta purezza, Valcambi produce lingotti fusi, che hanno una forma più ‘grezza’ e sono per lo più destinati ai depositi delle banche, e coniati, con una superficie più levigata, destinati alla vendita ai privati, più costosi perché sottoposti a ulteriori lavorazioni di finitura che li rendono adatti al conio. Si usano, infatti, per creare anche medaglie o monete:
Un tempo le incisioni venivano addirittura realizzate da artigiani e artisti specializzati, appositamente chiamati per disegnare a mano le forme da stampare.
Gli impianti produttivi Valcambi sono dotati di tecnologie di raffinazione all’avanguardia, con forni specifici per i diversi materiali: i forni sono separati sia per evitare contaminazioni, sia perché le lavorazioni per il platino e il palladio sono differenti, per esempio si devono raggiungere temperature superiori rispetto a quelle necessarie per oro e argento; anche le quantità di materiale da fondere sono molto diverse, per cui i crogioli impiegati sono differenti.
Crogioli che, oltretutto, giunti a fine vita vengono polverizzati e bruciati nei forni per recuperare fino all’ultimo grammo d’oro, come come avviene per la polvere raccolta nello stabilimento e persino con i panni usati per pulire.
L’automazione non ha prezzo
L’automazione in Valcambi è una sfida continua, in quanto si tratta di lavorazioni che non hanno eguali in altri settori, e con esigenze molto specifiche.
Si potrebbe trovare qualche parallelo con il settore della siderurgia, però, mentre non ci si preoccupa, per esempio, per una perdita in una colata di alluminio, quando si parla di metalli preziosi non ci si può permettere nessuno spreco.
I processi di lavaggio e asciugatura, poi, sono stati automatizzati solo in parte. I lingotti, lavati e asciugati, vengono prelevati da un braccio robotico, che ne riconosce in automatico la posizione nei contenitori grazie a un apposito sistema di visione che fa uso dell’intelligenza artificiale. Vengono quindi inseriti in appositi cestelli per la lucidatura. L’obiettivo è ora far arrivare i lingotti al reparto packaging senza rovinarne in alcun modo la superficie durante le operazioni di presa e carico: un passaggio ancora da affinare.
Anche il layout dell’impianto non aiuta, e risulta inadatto all’utilizzo di un nastro trasportatore: al momento i lingotti vengono movimentati a mano dagli operatori utilizzando dei carrelli.
Altre difficoltà hanno riguardato l’imballaggio: l’azienda si era rivolta a un fornitore specializzato in film plastico per l’industria alimentare, ma questo tipo di pellicola non era pensata per essere sempre ‘perfetta’, facendo a volte sembrare che ci fossero delle imperfezioni sui lingotti.
Ostacoli da superare
Una difficoltà intrinseca sta nel fatto che è troppo oneroso per qualsiasi fornitore di macchine sviluppare un sistema ad hoc per Valcambi, in quanto i volumi sono ridotti e il settore conta pochissime altre aziende concorrenti che possono impiegare lo stesso macchinario. Inoltre, ogni attore ha spesso sviluppato e personalizzato soluzioni proprie, in autonomia, di cui è oltretutto molto geloso.
Un altro aspetto è il peso, che deve essere assolutamente preciso, sia perché non ci possono essere errori in difetto, sia perché ogni eccedenza costituisce un onere per l’azienda.
Si pensi che le quotazioni dell’oro hanno superato i 2.500 dollari per oncia troy (*dove l’oncia troy pesa circa il 10% (2,75 g) in più rispetto all’oncia standard, cioè 31.1034768 g rispetto a 28.349523125 g) nell’ultimo trimestre del 2024, e sono attesi picchi anche superiori nei momenti di maggiore instabilità internazionale.
L’automatizzazione del processo di pesatura ha permesso di ottenere una precisione ancora maggiore, sebbene l’ultimo step sia sempre affidato al controllo manuale dell’operatore.
Innovazione nella tracciabilità
A scoraggiare del tutto possibili malintenzionati, resta poi il fatto che ogni lingotto è certificato e tracciato, ed esce dallo stabilimento solo con un codice che contiene tutte le informazioni di legge, che ne regolamentano lo scambio e l’intera vita. La tracciabilità dell’oro è infatti una questione centrale.
“Chi produce lingotti deve essere certificato e aver conseguito i necessari riconoscimenti a livello globale” ricorda Knobloch.
Da oltre un decennio, organizzazioni come l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la Lbma (London Bullion Market Association) e il WGC promuovono standard rigorosi per una filiera dell’oro tracciabile e responsabile, per prevenire l’utilizzo di metalli provenienti da fonti illecite o eticamente controverse. Valcambi è andata anche oltre le linee guida, applicando controlli rigorosi, verifiche indipendenti e una due diligence estesa all’intera filiera, inclusi i fornitori indiretti:
“Fin dalla fondazione, l’azienda ha adottato un approccio rigoroso e trasparente alla gestione della supply chain. Non solo ci atteniamo scrupolosamente alle normative, come d’obbligo, ma abbiamo sviluppato un protocollo interno ancora più rigoroso. La nostra due diligence comprende un’analisi profonda che si estende lungo l’intera supply chain, fino all’origine del metallo, coprendo rischi legati a reati finanziari, violazioni dei diritti umani e ambientali, e pratiche di lavoro non conformi agli standard internazionali”.
Oltre la certificazione: un metodo innovativo
Grazie a questo approccio proattivo, Valcambi ha assunto un ruolo di riferimento a livello internazionale nella certificazione della provenienza etica dell’oro. L’iter di verifica sviluppato internamente è stato condiviso con altri operatori del settore, che lo hanno adottato per rafforzare le proprie politiche di approvvigionamento responsabile. L’azienda collabora attivamente allo sviluppo di progetti estrattivi responsabili, con particolare attenzione alle miniere artigianali, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e il benessere delle comunità locali.
Nel marzo 2025, Valcambi ha presentato alla conferenza internazionale ‘Lbma Assaying & Refining Conference’, in collaborazione con Barbara Beck, docente dell’Università di Ginevra e fondatrice di Geoforensic LLC, il proprio metodo per la tracciabilità dei metalli preziosi. La tecnologia sviluppata è stata denominata ‘Isotopic Ratio Approach’ e consente, tramite analisi dei rapporti isotopici, di identificare in modo univoco la miniera, e persino le differenti zone della miniera stessa, da cui proviene il materiale aurifero. Ogni campione di minerale aurifero o dorè analizzato fornisce una sorta di “impronta digitale geologica” della sua origine. Questa innovazione rappresenta un passo decisivo nella lotta contro il commercio di metalli preziosi illegali e non tracciati, rafforzando ulteriormente l’impegno di Valcambi verso una filiera trasparente, etica e sostenibile.