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MARZO 2026 AUTOMAZIONE OGGI 468 | 11 AUTOMAZIONE OGGI opo l’introduzione a livello in- dustriale dei cobot e, successi- vamente, dell’AI generativa, la previsione di molti esperti del settore è che la prossima rivoluzione nell’ambito dell’au- tomazione di fabbrica (e non solo) risieda nell’impiego esteso di robot umanoidi. Se ne parlava già da qualche tempo, ma in maniera abbastanza timida. A dare fuoco alle polveri sono state le dichiarazioni fatte da Elon Musk nel corso della Tesla Shareholder Conference, lo scorso 6 novembre: Musk si è presentato sul palco della conferenza accompagnato da due robot umanoidi Optimus 2.5 che balla- vano con lui, e ha dichiarato che i robot u- manoidi “diventeranno di gran lunga il più importante prodotto di tutti i tempi, ben più importante dei telefoni cellulari, ben più im- portante di qualsiasi altra cosa”. Al di là di queste roboanti dichiarazioni, è indubbio che qualcosa di grosso si stia muovendo. Sempre nel novembre scorso, Foxconn, uno dei più grandi produttori mon- diali di componenti elettronici per conto di altre aziende, ha annunciato che entro 6 mesi impiegherà un’intera squadra di robot umanoidi nei propri stabilimenti di Houston (Texas, USA). Molti importanti analisti a livel- lo mondiale pronosticano scenari di crescita esponenziale per i robot umanoidi: una ricer- ca di Morgan Stanley, per esempio, accredita un fatturato totale del mercato dei robot u- manoidi di 5 trilioni di dollari nel 2050, con i big player del settore tecnologico, in par- ticolare Tesla, Apple e Meta, che investiran- no cifre enormi nella ricerca e sviluppo. Ani Kelkar, analista di McKinsey, prevede che “la gente sarà sorpresa dal ritmo che avrà l’in- novazione di qui a pochi anni”, e che i robot umanoidi saranno sempre più presenti sia in ambiente industriale, sia per task di servizio e assistenza agli umani. Nello studio‘ The Impact of Technology in 2025 and Beyond’ , la Ieee sostiene che il 18% dei leader nel settore tecnologico si aspettano una piena integrazione degli umanoidi nel- le loro organizzazioni entro il 2025-2026, e il 37% sta seriamente prendendo in considera- zione la cosa. Ma qual è il motivo per questa improvvisa accelerazione? Il driver per que- sta innovazione è triplice: da un lato, i pro- gressi dell’intelligenza artificiale; dall’altro, le migliorate capacità di destrezza e manipo- lazione meccanica di questi robot; dall’altro ancora, le enormi migliorie nel campo della sensoristica. Combinando questi tre aspetti si ha la perfetta misce- la che permette ai robot umanoi- di di essere utilizzati in maniera massiva sia per task industriali, sia per compiti di servizio. In altre parole, rispetto ai loro predeces- sori i robot umanoidi di nuova generazione hanno fatto un salto cognitivo enorme: queste mac- chine dimostrano oggi un’auto- Umani ma non troppo D nomia avanzata, un adattamento e un’abilità tale da far sembrare un compito estrema- mente complesso, come la piegatura di un lenzuolo, un’operazione semplice. Se le pro- blematiche di esecuzione del task sembrano risolte, o per lo meno in via di risoluzione, altre criticità sono invece rilevanti, in parti- colare la sicurezza. La realizzazione di robot umanoidi sempre più complessi li rende, al contempo, più vulnerabili ai cyberattacchi: è su questo punto che devono concentrarsi gli sforzi delle aziende. A onor del vero, va detto che non tutti gli e- sperti concordano sull’avvento imminente di un ‘momento Chat GPT’per i robot umanoidi. Il prof. Ken Goldberg della University of Ca- lifornia a Berkeley, per esempio, è convinto che i robot non riusciranno ad acquisire le skill umane in tempi rapidi, come invece l’AI generativa ha fatto con le skill linguistiche. Secondo Goldberg ciò è dovuto al fatto che, mentre per allenare i Large Language Model utilizzati dall’AI generativa è possibile repe- rire quantità enormi di testo, per allenare i robot umanoidi a compiere task che per un umano sono semplici, come afferrare rapi- damente e al contempo con delicatezza un bicchiere, bisognerebbe fare un training della durata di 100.000 anni. D’altra parte, anche le auto autonome, che nel 2010 si pensa- va potessero essere pienamente operative entro il 2020, sono an- cora ben lontane dal poter essere pienamente utilizzabili nel traffi- co. Chi avrà ragione, fra entusiasti e scettici? Come disse il poeta: “lo scopriremo solo vivendo”. IL PUNTO Alessandro Gasparetto Comitato tecnico di Automazione Oggi, Fieldbus&Networks e Soluzioni Software per l’Industria Impact of Technology 2025

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