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APRILE 2020 AUTOMAZIONE OGGI 421 94 TECH BOYS AND GIRLS AO Lucilla La Puma ai come in questi giorni, si guarda alla scienza e alla ricerca in attesa di rassicurazioni o dell’annuncio di una nuova scoperta, magari proprio un vaccino. Eppure, se non chiamati in causa da una qualche emergenza nazionale, i ricercatori nel nostro Paese sono una voce silenziosa, quasi inascoltata. Noi invece ci stiamo occupando da un po’ dei nostri ragazzi e ragazze tecnologici. Il ricercatore di oggi si chiama Marco Midulla; è un professore e medico radiologo che vive e lavora in Francia. “Ho 44 anni” ci racconta Marco “vivo con mia moglie e i miei tre bimbi in Borgogna. Dal 2006 sono professore ordinario al Centro Universitario di Digione. Parlaci del tuo percorso accademico. Sonomedico radiologo interventista; ho studiato a Napoli all’Università Federico II, in una facoltà orientata alla ri- cerca fondamentale genetica emolecolare e alla fine del corso di laurea avevo scoperto la branca che si chiama appunto ‘radiologia interven- tistica’, che si occupa di terapie mini invasive grazie all’utilizzo di una serie di strumenti tecnologici avanzati, sia per monitorare gli interventi sia per i materiali innovativi dei componenti che vengono impiantati. Dopo la laurea mi sono trasferito a Milano per la specializzazione, e poi ho voluto fare uno stage negli Stati Uniti, all’Università di Standford, in California. Negli anni 2000 ho preso parte a un cambiamento epocale nellamedicina: la larga diffusione di tecniche endovascolari, ossia quei trattamenti che non ricorrono alla chirurgia, ma si realizzano passando all’interno dei vasi dagli accessi periferici, e costituiscono un valido approccio terapeutico per una vasta gamma di patologie, dal campo onco- logico a quello vascolare. Da allora, formarmi e specializzarmi in queste tecniche è stato il mio obiettivo, soprattutto per patologie gravi come la dissezione aortica e la patologia dell’aorta toracica. E a partire da lì, ho deciso di continuare un percorso in ambito scientifico-universitario. Mi fu consigliato di proseguire il mio percorso in Francia, dove erano specializzati in questo tipo di tecniche. Cominciai a Tolosa, dove c’è una scuola di radiologia interventistica molto prestigiosa. In quel periodo sono stato anche inserito in un progetto di ricerca nazionale francese che si occupava di sviluppare nuove metodiche di imaging non invasivo funzionali, volte cioè allo studio del funzionamento del flusso di sangue all’interno dei vasi, in particolare dell’aorta toracica. Un progetto molto innovativo che all’epoca presentai al congresso di Vienna e che fu subito premiato, consentendomi nei tre anni successivi di continuare nella ricerca universitaria. Nel frattempo, sul versante clinico, ho continuato nell’interventistica vascolare, completando la mia formazione sulle patologie da ostruzione vascolare e sull’embolizzazione, una tecnica che permette di chiudere i vasi in diversi contesti, navigando all’interno dei vasi stessi e posizionando dei dispositivi che si chiamano ‘spirali’. Nel 2010, a 34 anni, mi proposero un ruolo universitario per strutturare la Radiologia interventistica e vascolare. Decisi poi di interrom- pere la carriera universitaria per andare a fondare, come primario, il reparto di Radiologia Interventistica di un importante ospedale del Nord, in una regione che si chiama Valenciennes. In seguito, fui ricontattato dal Comitato Nazionale Universitario e ripresi la carriera universitaria. Nel 2017 mi trasferii a Digione a dirigere il dipartimento di Diagnostica e Terapeutica, strutturando un centro di tecniche mini invasive. Quali sono gli aspetti tecnologicamente più avanzati del settore radiologico? Utilizziamo metodiche tecnologiche basate sui raggi X e componenti ad alto contenuto tecnologico, con piccole particelle radioattive, che vengono installati all’interno dei vasi e permettono di veicolare il farmaco all’interno del tumore. Tra le specializzazioni, la Radiologia Interventistica si posiziona in maniera trasversale, perché i trattamenti si prestano a diverse patologie e siamo naturalmente portati a lavorare con diverse competenze. Un’impronta multidisciplinare quindi molto forte. Nel mio duplice ruolo di ricercatore e direttore abbiamo impostato con lamia equipe un importante reparto di radiologia multidisciplinare. Insegnamento e ricerca non sono mai disgiunte per un medico. I progetti che hai più a cuore? Un progetto condotto con dei fisici che hanno ideato degli algoritmi per poter costruire delle mappe di flusso dell’aorta. La metodologia si chiama Cfd, (Computational Fluid Dynamics). Al riguardo, ci sono delle pubblicazioni scientifiche in inglese, ma anche in francese. Un primo importante progetto che mi sono trovato a strutturare. Negli ultimi anni mi sono interessato molto al carattere multidisciplinare della mia materia, dallo sviluppo di nuovi materiali alle start-up nel campo della ricerca medica. Sto poi lavorando a uno stent che si adatta a delle zone vascolari particolari, le biforcazioni. Allo stesso tempo, sto cercando di combinare questo stent a una nuova metodica di trattamento degli aneurismi, in cui lo stent viene combinato a un gel (polimero) che si inietta nel sangue, si solidifica e permette di riempire la sacca aneurismatica. Tutto ciò grazie a una multidisciplinarità non soltanto in campo medico, ma anche con ricercatori chimici e biochimici inorganici, incrociando competenze e percorsi. M Marco Midulla Medico radiologo interventista; ha studiato aNapoli all’Università Federico II. Dopo la laurea si è trasferito aMilano per la specializzazione e stage negli Stati Uniti. Il suo percorso in ambito scientifico-universitario è continuato in Francia. Ha intrapreso la carriera universitaria, professore ordinario al CentroUniversitario di Digione, ha ricoperto un ruolouniversitarioper strutturare la Radiologia interventistica e vascolare. Ha fondato, come primario, il reparto di Radiologia Interventistica di un importante ospedale del Nord della Francia. Ora, a Digione, dirige il diparti- mento di Diagnostica e Terapeutica, e ha strutturato un centro di tecniche mini invasive.

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