“L’Europa non deve inseguire Stati Uniti e Cina sul terreno dei modelli sempre più grandi. La nostra sfida è un’altra: sviluppare un’intelligenza artificiale sostenibile, affidabile e costruita attorno alle esigenze delle imprese e dei territori”.
È il messaggio lanciato da Gabriella Pasi, professoressa ordinaria dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, intervenuta alla Giornata per l’Innovazione Industriale 2026 promossa da Airi e dedicata al tema “Made in Europe: innovazione, mercato interno, ricerca e reindustrializzazione”.
Al centro del suo intervento il ruolo dell’intelligenza artificiale nella competitività industriale europea e la necessità di individuare una strategia autonoma rispetto ai modelli sviluppati dalle grandi piattaforme statunitensi e cinesi.
Il valore del modello europeo
“L’Europa continua a essere straordinariamente forte nella generazione di idee e nella ricerca” afferma Pasi “ma non può pensare di competere replicando i modelli adottati da altri Paesi. Dobbiamo individuare una strada diversa, capace di valorizzare le nostre competenze scientifiche, il nostro sistema produttivo e i valori che caratterizzano il modello europeo”.
Secondo la docente “il dibattito pubblico tende spesso a identificare l’intelligenza artificiale con i chatbot generativi, trascurando le numerose applicazioni che già oggi possono produrre benefici concreti per imprese, ricerca, sanità e manifattura”.
“L’intelligenza artificiale” spiega Pasi “non è soltanto ChatGPT. Esistono già oggi strumenti in grado di supportare processi decisionali, attività industriali, applicazioni mediche e sistemi produttivi. Molte aziende non sanno ancora quanto queste tecnologie possano essere accessibili e utili anche senza ricorrere necessariamente ai grandi modelli generativi”.
“L’Europa” aggiunge la professoressa “può assumere una leadership nello sviluppo di sistemi verticali costruiti attorno alle esigenze di specifiche filiere produttive. Sono modelli che richiedono meno risorse computazionali, consumano meno energia, tutelano meglio la privacy e consentono alle imprese di mantenere il controllo sui propri dati e sulle proprie competenze strategiche”.
Collaborazione tra ricerca e industria
“Servono investimenti” conclude Pasi, “ma servono anche strumenti che favoriscano la collaborazione tra ricerca e industria. Le imprese devono essere messe nelle condizioni di valorizzare maggiormente le competenze sviluppate nelle università e nei centri di ricerca. Solo così l’intelligenza artificiale potrà trasformarsi in innovazione concreta e competitività per il nostro sistema produttivo”.