L’Ateneo è pronto per la IV Rivoluzione Industriale

All’Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 il Rettore ha descritto il Politecnico di Torino in crescita e pronto per l’Industria del futuro

Pubblicato il 15 febbraio 2017

“Stiamo vivendo in un periodo caratterizzato da una rapida e per certi versi imprevedibile evoluzione di tecnologie emergenti, che avranno un impatto sulla crescita economica, ma anche e soprattutto risvolti di ordine sociale e culturale. Per restare competitiva in uno scenario internazionale, la nostra industria dovrà non solo consolidare i processi di innovazione, ma avviare un percorso di trasformazione che la renda protagonista della rivoluzione tecnologica che stiamo vivendo. Alle Università è richiesto non soltanto di porsi sulla frontiera della ricerca scientifica, ma anche di contribuire, di concerto con il sistema socio-economico e con le istituzioni che hanno responsabilità di governo, a promuovere una diffusione inclusiva e sostenibile di queste nuove tecnologie, capace di dare risposte alle grandi sfide che ci attendono”. È questo lo scenario che ha fatto da filo conduttore all’inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 del Politecnico di Torino, nel corso della quale il Rettore Marco Gilli si è confrontato con il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda sul ruolo che le Università dovranno avere nell’attuazione del Piano Industria 4.0; il Politecnico, in particolare, sarà chiamato direttamente a dare corpo e sostanza al Piano, essendo stato individuato dal Ministero come una delle sedi dei Competence Center che saranno distribuiti sul territorio nazionale.

“Per dare una risposta adeguata alle aspettative del sistema socio-economico e interpretare correttamente la propria missione” ha sottolineato il Rettore “il nostro Ateneo ha potuto avvalersi negli ultimi anni di una solida condizione economico-finanziaria, dovuta a un’attenta politica di contenimento dei costi, all’acquisizione di una parte crescente della percentuale premiale di Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), ma soprattutto all’acquisizione di fondi competitivi internazionali e al consolidamento di contratti di partnership con il sistema delle imprese. Questa condizione, relativamente favorevole, ci ha consentito di predisporre nel 2016 e nel 2017 due bilanci ambiziosi, che contemplano ingenti investimenti per elevare la qualità della formazione e della ricerca scientifica, potenziare le infrastrutture, rafforzare le politiche di trasferimento tecnologico e soprattutto per valorizzare la nostra risorsa più preziosa, il capitale umano”.

Il Politecnico ha infatti approvato un bilancio di previsione 2017 rivolto allo sviluppo di iniziative a sostegno dei propri studenti, delle attività di ricerca e di internazionalizzazione, dello sviluppo culturale e tecnologico del territorio, con investimenti superiori ai 50 milioni di euro.
Il numero di docenti torna a crescere: da metà 2014 a fine 2016, sono state aperte complessivamente 430 posizioni. Il progetto Visiting Professor, che ha consentito di accogliere più di 30 docenti di elevata reputazione internazionale con il solo bando 2016, l’introduzione di uno starting grant per i professori non provenienti dai ruolo del Politecnico, la selezione di ricercatori da destinarsi a tempo pieno ai Campus all’estero e una call per professori esterni che ha portato a quasi 200 candidature per venire a lavorare al Politecnico completano l’investimento sul capitale umano, anche in un’ottica di internazionalizzazione.

In questo quadro di crescita, si registra anche l’incremento del numero delle domande di immatricolazione: dal 2012, il numero di studenti che hanno richiesto di immatricolarsi nei corsi di laurea dell’Ateneo è cresciuto in modo esponenziale, con percentuali annuali intorno al 10% e toccando quest’anno quota 11.000: “Un dato in forte controtendenza in un Paese che presenta una delle percentuali più basse di laureati tra i Paese Ocse” ha fatto presente Gilli. Quello che manca al sistema italiano, ha ricordato ancora il Rettore, è un segmento di formazione terziaria professionalizzante: “Per contribuire a colmare questa lacuna del nostro sistema formativo, il Politecnico, insieme ad altre Università, avvierà, compatibilmente con le tempistiche definite dal Miur, un percorso di Laurea triennale professionalizzante in Ingegneria Industriale, da estendersi ad altri ambiti, avvalendosi dell’esperienza e della competenza maturata in corsi di studio triennali e magistrali. Parallelamente, nella nostra Scuola di Master potenzieremo la formazione permanente, con l’avvio di un programma di Moocs (Massive Open Online Courses), finalizzato all’aggiornamento dei laureati”.

La sfida posta dalla nuove tecnologie richiederà però anche investimenti e importanti trasformazioni nel modo di condurre la ricerca e il trasferimento tecnologico. In questo senso, il Politecnico ha avviato negli ultimi anni un rilevante programma di finanziamento della ricerca che prevede investimenti crescenti, pari a oltre 30 milioni nel 2017, articolati lungo due filoni paralleli, tra loro complementari: da un lato l’individuazione delle aree di ricerca strategiche per l’Ateneo e il pieno supporto alle iniziative di eccellenza per attrarre e incentivare ricercatori di talento; dall’altro lato, uno spazio adeguato per la ricerca ‘curiosity driven’, perché dalla ricerca diffusa possa emergere l’eccellenza.
Il Politecnico ha poi migliorato notevolmente le proprie performance nel programma di finanziamenti europei Horizon 2020, dove sono già stati acquisiti quasi 100 progetti collaborativi, che in termini di finanziamento pro-capite, come già avvenuto per il VII Programma Quadro, pongono l’Ateneo ai primi posti in Italia. Lo stimolo alla presentazione di nuove proposte progettuali, anche con iniziative di Ateneo specifiche come quella di accompagnamento alla candidatura per gli ERC grant e di attrazione di ricercatori eccellenti dall’esterno, sono azioni che hanno portato risultati concreti, facendo ad esempio salire a 11 il numero di progetti ERC del Politecnico. “Il progetto più innovativo che stiamo realizzando è poi la costituzione di Centri interdipartimentali che si pongono l’obiettivo di aggregare e acquisire competenze interdisciplinari su tematiche di ricerca scientifica e tecnologica di frontiera, potenziando le collaborazioni con le istituzioni internazionali più prestigiose. Abbiamo stanziato 27 milioni di euro e sono già in fase di avvio i primi Centri che si occuperanno dei temi della mobilità, dell’additive/advanced manufacturing, dell’energia, della bioingegneria e delle tecnologie della salute, del futuro dei centri urbani e dei big data” ha spiegato Gilli.



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