L’alba della Digital Cohesion Era e il futuro che ci aspetta

Pubblicato il 21 febbraio 2017

“L’era delle emotional machine sta arrivando” ha scritto l’esperto di big data & analytics Bernard Marr. Immaginiamo un’applicazione dedicata al fitness che, interagendo con un sistema di analisi dei cibi, con quello che analizza il contenuto del frigorifero e con il servizio di consegna della spesa a domicilio, suggerisca il pasto migliore da mettere in tavola per cena. Non è difficile intravedere i potenziali vantaggi del machine learning e dell’AI, della realtà virtuale e di quella aumentata, in grado di generare servizi che migliorano il benessere delle persone.

Secondo Juniper Networks ci troviamo in piena Digital Cohesion, un’epoca in cui le applicazioni si auto-gestiscono in modo sicuro, adattandosi al comportamento dell’utente e arrivando a prevederne i bisogni. Sensori, applicazioni, cellulari, dispositivi fissi e reti sono un tutt’uno. Queste ultime diventano fondamentali: reti così intelligenti da permettere alle applicazioni di auto-assemblarsi e connettersi autonomamente, generando servizi che miglioreranno la vita di tutti noi. Funzionalità di machine learning incorporate nei chip permetteranno di aumentare enormemente l’intelligenza di tutte le applicazioni cloud e, poiché le aziende cercheranno di sfruttare questa infrastruttura sempre più potente per guadagnare un vantaggio competitivo, capacità di calcolo e risorse di rete saranno più importanti che mai per il successo di un’azienda. All’inizio del 2016 Juniper aveva previsto che l’80% delle reti aziendali avrebbe presto adottato una qualche forma di open networking. Nell’indagine era stato esaminato il ruolo che le reti giocano come elemento chiave per l’attuazione della trasformazione digitale: è emerso che l’84% dei professionisti IT italiani ritiene che le reti aperte e intelligenti siano un elemento cruciale per la trasformazione del business.

Entro pochi anni ci saranno più abitazioni con accesso a Internet di quelle dotate di aria condizionata. Secondo il rapporto Istat Cittadini, imprese e ICT’ del 2016, il 69,2% delle famiglie italiane dispone di un accesso a Internet da casa. Nel 2015 questa percentuale era pari al 66,2% e non vi è ragione di credere che questo trend si interrompa. A essere connesse non saranno solo le case, ma anche gli oggetti nelle case. Secondo i dati dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, nel 2015 il mercato in Italia ha raggiunto 2 miliardi di euro di valore e si contano circa 10,3 milioni di oggetti connessi tramite rete cellulare.

Senza una rete sicura i dispositivi IoT sono solo un peso. Per quanto l’adozione dell’Internet delle Cose da parte dei consumatori sia ancora nelle fasi iniziali, sono molto pochi gli strumenti disponibili chiavi in mano per gestirne la sicurezza. Perché l’Internet delle Cose sopravviva e mantenga le sue promesse è indispensabile che le aziende tecnologiche affrontino seriamente il tema della protezione e offrano la possibilità di integrazione. Costruire una rete sicura è il presupposto per poter disporre di dispositivi connessi veramente sicuri.

Uno dei possibili effetti positivi previsti per l’IoT è che molte città saranno connesse in modo intelligente, controllando di tutto, dalle telecamere per il traffico alle smart grid operanti come un unico sistema completo. Per avvicinarsi all’obiettivo, pubblico e privati dovranno collaborare per sviluppare policy, infrastrutture e sistemi di condivisione dei dati.
Nel 2017 inizieremo a vedere la diffusione di organizzazioni con l’obiettivo di riunire aziende impegnate a costruire un futuro realmente connesso. Ed ecco, quindi, che un’altra tendenza interessante nell’era della Digital Cohesion riguarda le partnership tra grandi aziende tecnologiche, partnership tra ‘frenemy’. Col rapido progresso della tecnologia le aziende dovranno unire le forze, anche con i loro concorrenti. Alcuni tra i principali player tecnologici si stanno già muovendo in questa direzione, per esempio, la recente partnership sull’AI che vede la partecipazione di Facebook, Google, Microsoft, Amazon e Ibm.

Il settore ICT, soprattutto per quanto concerne la sicurezza, si sta lentamente avvicinando a un sistema basato sulla collaborazione e condivisione di informazioni tra concorrenti, necessaria per affrontare le minacce di nuova generazione ed essere un passo più avanti dei criminali. Ciò ha fatto sì che diverse start-up della cyber-sicurezza stiano incontrando il favore dei finanziatori: gli investimenti di venture capital nelle start-up della cyber-security sono passati da 1 miliardo di dollari nel 2010 a 2,5 miliardi nel 2014 (Fonte Bridge Bank).

I bersagli saranno i piccoli. Più le grandi aziende rinforzano le proprie difese, più gli attacchi saranno rivolti alle PMI. Tradizionalmente gli hacker si sono dedicati a colpire grandi aziende, con molti dati e disponibilità economica. Ora, però, i criminali iniziano a concentrarsi soprattutto sulle piccole imprese, che rappresentano bersagli potenzialmente più semplici, facili da colpire, ideali per guadagnare velocemente un po’ di denaro con effetti che, però, possono essere devastanti. E se i firewall sono stati per molti anni alla base della protezione delle reti, con la comparsa di minacce sempre più sofisticate le aziende dovranno imparare a introdurre la sicurezza, quarantene e applicazione, in ogni parte della rete.

Digital Cohesion vuol dire anche automazione. Un recente studio di McKinsey & Company indica che meno del 5% dei lavori sarà rimpiazzato totalmente dai computer. Un numero sempre maggiore di ripetitive attività IT verranno automatizzate e i tecnici avranno il tempo per dedicarsi a iniziative più strategiche, capaci di migliorare la competitività, aumentare l’efficienza e in ultima analisi portare benefici al business. Non solo, l’automazione risolverà i problemi dei dipartimenti IT. Nei prossimi anni, con l’automazione di molte attività tecnologiche di base, come l’implementazione di nuove soluzioni, molte delle frizioni all’interno del gruppo IT saranno eliminate consentendo allo staff di dedicare il proprio tempo al lavoro che piace loro fare.
È chiaro, dunque, che reti sicure, automatizzate e intelligenti, in grado di prevedere e adattarsi alle necessità, giocheranno un ruolo centrale crescendo di importanza man mano che il mondo avanzerà verso la Digital Cohesion Era.



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